Dieci settori manifatturieri in crescita e dodici in contrazione. È uno dei dati più significativi dell’ultimo rapporto del Centro Studi Confindustria sull’economia italiana. Dietro una previsione di aumento del Pil dell’1% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027 si nasconde un sistema produttivo che procede a velocità molto diverse. Crescono alcuni comparti legati alle nuove tecnologie e alla domanda internazionale, mentre altri, che hanno contribuito per decenni al successo del Made in Italy, attraversano una fase difficile. Non è soltanto una questione congiunturale. Le tensioni geopolitiche, l’evoluzione tecnologica e il cambiamento dei consumi stanno modificando la geografia della crescita. La domanda si orienta verso nuove attività e alcune specializzazioni tradizionali perdono terreno. L’Italia deve comprendere come accompagnare questa trasformazione, e la politica non può continuare a ragionare sulle priorità del passato.
Un esempio è rappresentato dalla difesa. L’aumento della spesa militare europea può creare opportunità per l’aerospazio, la meccanica, l’elettronica e la componentistica. Non riguarda soltanto i grandi gruppi, ma anche le imprese che possono inserirsi nelle filiere di fornitura. A mio parere, la questione decisiva è capire se questa domanda produrrà competenze e innovazioni utilizzabili anche in altri settori. Una crescita legata alle commesse pubbliche può sostenere l’attività industriale, ma il suo valore sarà maggiore se contribuirà a rafforzare stabilmente le capacità tecnologiche del Paese. Un secondo cambiamento riguarda il confine, sempre meno netto, tra industria e servizi. Un macchinario avanzato incorpora software, analisi dei dati, manutenzione predittiva e assistenza tecnologica. Il valore non nasce più soltanto dalla produzione materiale, ma anche dalle attività che accompagnano il prodotto. È un’evoluzione importante per l’Italia, che possiede competenze riconosciute nella meccanica strumentale e nell’automazione. L’intelligenza artificiale può accelerare questa integrazione. Ho già affrontato in precedenti interventi le opportunità e i rischi della sua diffusione. Vorrei qui sottolineare un aspetto diverso: la trasformazione tecnologica sta cambiando la natura stessa dell’industria. Una parte crescente della competitività dipende dalla capacità di combinare produzione, conoscenza e servizi specialistici“.