Il risparmio c’è, ma le imprese sono pronte ad aprire il capitale?

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La crescita della produttività e la capacità di trasformare il risparmio in investimenti sono due questioni che richiamo da tempo su questa testata. Lucrezia Reichlin, in un suo intervento sul Corriere della Sera dell’11 ottobre (‘La crescita in cima all’agenda’), le riporta al centro del dibattito economico italiano, evidenziando un ostacolo che merita particolare attenzione: la disponibilità delle famiglie imprenditoriali ad aprire il capitale delle proprie aziende. È un punto decisivo. Quando si parla di finanziamento della crescita, ci si concentra soprattutto sull’offerta: il credito bancario, i fondi di investimento, gli incentivi pubblici, i mercati dei capitali. È però necessario considerare l’altra faccia della medaglia: le imprese.

Quali progetti intendono finanziare? Quali cambiamenti sono disposte ad affrontare? Quanto pesa la volontà di conservare il controllo rispetto alla possibilità di raggiungere dimensioni maggiori? La disponibilità delle risorse è fondamentale ma conta anche la capacità di utilizzarle per realizzare un salto industriale e organizzativo. Nell’attività della mia società di consulenza, ma anche nella docenza all’Università Link, ho spesso affrontato questo tema. L’impresa familiare ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo italiano. Ha costruito competenze, prodotti, relazioni commerciali e una capacità di adattamento che continua a rappresentare un punto di forza. Il problema nasce quando la continuità della proprietà diventa una ragione per limitare gli investimenti, rinviare l’ingresso di nuove competenze o rinunciare a un’aggregazione industriale. Certamente aprire il capitale non è semplice. Significa condividere informazioni e decisioni, rendere più trasparente la gestione, concordare obiettivi e tempi di investimento. Può richiedere una distinzione più chiara tra proprietà e responsabilità manageriali. Sono passaggi impegnativi, soprattutto per chi ha costruito personalmente la propria azienda e ne ha sostenuto i rischi.

Il legame con la produttività è evidente. Acquistare un macchinario, introdurre un sistema digitale o adottare l’intelligenza artificiale produce risultati duraturi quando l’investimento si accompagna a formazione, competenze manageriali e riorganizzazione del lavoro. Il capitale deve sostenere l’intero processo di trasformazione. Come ho ricordato anche a proposito del risiko bancario, il risparmio privato italiano rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo. Da un lato, le imprese devono offrire progetti credibili e una gestione trasparente, consentendo agli investitori di valutare rischi, costi e prospettive. Dall’altro, gli operatori finanziari devono proporre strumenti coerenti con i tempi degli investimenti industriali e apportare competenze e relazioni, oltre al capitale. Il consolidamento bancario può favorire questo incontro. Gruppi più solidi e attrezzati possono sostenere operazioni complesse, accompagnare le imprese all’estero e facilitarne l’accesso ai mercati dei capitali. Il valore delle aggregazioni va quindi misurato anche attraverso il loro contributo allo sviluppo.

Anche la politica deve fare la propria parte: garantire regole stabili, semplificare le procedure e favorire gli investimenti di lungo periodo. L’ incertezza normativa e i tempi amministrativi imprevedibili rendono più difficile impegnare capitale in progetti industriali. Occorre inoltre evitare che incentivi e agevolazioni premino il mantenimento della piccola dimensione, rendendo meno conveniente crescere e aprire il capitale. Le politiche pubbliche devono accompagnare questo passaggio, favorendo anche formazione e managerializzazione. Risparmio e produttività si incontrano nelle risorse e nelle competenze che permettono alle imprese di innovare, organizzarsi meglio e crescere. L’Italia deve rendere questo passaggio più accessibile, attraverso l’impegno degli imprenditori, degli operatori finanziari e della politica. Il patrimonio accumulato può così sostenere nuova capacità produttiva, salari migliori e prospettive per chi lavorerà nei prossimi anni.

 

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