Mezzogiorno e Mediterraneo: Liberi e Forti alla Don Sturzo

digiema
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Il carattere di un popolo è solo storia, la sua storia, null’altro che la sua storia. (Benedetto Croce). Assistere impotenti a uno spopolamento patogeno e senza ritorno delle nostre comunità marginali, far crescere a dismisura la distanza siderale tra le vecchie e le nuove generazioni sta a significare far trionfare il minimalismo del non fare, non dire, della separatezza, del non sense collettivo.
La Macroregione del Sud del Mediterraneo potrebbe essere la soluzione giusta per riprendere lo spirito di Comunità e del Partenariato, ignobilmente violato dallo Stato italiano in questi ultimi decenni.
Non a caso la classe politica nazionale, regionale e locale appare incapace di recepire la visione innovativa della Macroregione.
Il Sud dell’Italia lungi dall’essere percepito come “finis europae” costituisce la cuspide vitale di un intero mondo europeo che attraverso l’Italia e il suo Mezzogiorno penetra nel Mediterraneo e apre la Porta per attrarre persone , merci , lavori e culture .
Guardare dal Sud e concepire il Sud come via privilegiata e insostituibile di accesso all’Europa sono due percorsi del tutto complementari e sinergici, la cui sintesi non impedisce di fare del Sud un luogo irripetibile ed unico di identità storico-culturale per aprire una via insostituibile e per posizionare l’Italia sul futuro meridiano.
Come sono lontani i tempi di Don Luigi Sturzo e del suo orgoglioso e accorato appello rivolto agli intellettuali meridionali : “Liberi e Forti…il Mezzogiorno che salva il Mezzogiorno”.
In questo accorato appello Don Sturzo puntava ad affermare la presenza attiva e non passiva degli intellettuali del nostro intero Sud attivando una vera identità meridionale .
Gli intellettuali del sud e lucani, in particolare, hanno bisogno di un sussulto e di una nuova rifondazione “risorgimentale” fondata sulla dignità e sulla vera Libertà.
Un sussulto che si concentri sul pensiero e sull’opera di Gaetano Salvemini, altro insigne meridionalista, con la sua questione dell’istruzione come strumento di crescita civile, con la sua laicità e la sua “educazione al dubbio” come costruzione del senso critico.
Senso critico, illustre sconosciuto, agli odierni intellettuali.
Sono gli intellettuali costretti a vivere con la “Definizione della Situazione” alla William Thomas il famoso Sociologo americano della Scuola di Chicago.
Il vero problema è che questi intellettuali sono incapaci di essere interpreti di questi sentimenti.
La crisi del Sud e della Basilicata si acuisce per la mancanza di intellettuali che non amano più sporcarsi le scarpe alla Decio Scardaccione e/o alla Manlio Rossi Doria.
Ultimi Intellettuali meridionali dotati di spirito libero e di riformismo pragmatico come lo potrà essere il partenariato della Macroregione che parte dal basso.
L’approccio sistemico agli Schemi idrici della Basilicata di Scardaccione(transeat sulla successiva scellerata gestione delle dighe) e il caparbio piglio alla Ricostruzione Autogestita, post sisma, di Manlio Rossi Doria ne sono la plastica dimostrazione.
Questi intellettuali contemporanei, opportunisti di circostanza, hanno ulteriormente sfiduciato i giovani all’impegno e a una concreta assunzione di responsabilità politica.
A tal proposito la Macroregione non ama la “sofferenza intellettuale” fatta di vittimismo e piagnistei della nostra intellighenzia.
Lo dico “amorevolmente” alle nuove generazioni noi amiamo il cittadino lucano e meridionale, libero e di dignità, propositivo e vivace culturalmente, pieno di ironia e simpatia che rifugge dal lucano del “Ritratto di Scipione” di Sinisgalli, schivo, timido introverso con il suo accontentarsi del meno possibile o il camminare a piedi nudi per non far rumore.
Una riservatezza del lucano che vive bene nell’ombra frutto di una stucchevole soggezione che il più delle volte sfocia in una disarmante pavidità.
Disarmante pavidità e disarmante soggezione che non abbiamo mai amato e che la Macroregione ripudia per costruire l’ansia del rinnovamento, dell’innovazione, del diritto a costruire una cultura alternativa in grado di renderla attuale, credibile e di modernizzarla adeguatamente.

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