Se i bambini di Gaza simulano i funerali con le bambole, noi bambini degli anni cinquanta, figli di vedove bianche, abbiamo simulato nei nostri giochi i pianti e le disperazioni delle nostre madri.
Sabato scorso, 23 maggio 2026, l’ennesima kermesse sulle “emigrazioni” organizzata dal Comune di Lagonegro e da tante altre “istituzioni/associazioni”. L’ennesima passarella di relatori e relatrici che hanno vissuto il dramma dell’emigrazione, dei bambini e delle vedove bianche solo attraverso le Teche Rai. Mai un vero testimone diretto di chi questo dramma lo ha vissuto sulla propria pelle.
Noi bambini lucani degli anni cinquanta, figli di Vedove Bianche, ai quali era stato brutalmente vietato il ricongiungimento con i nostri padri emigrati nelle Americhe del Nord e del Sud plaudiamo alla grande sensibilità odierna. Transeat sulla disperazione e il pianto di mia madre, una ragazza di ventisei anni, costretta a scegliere tra marito e figlio, ricordo il cinismo del sacerdote, componente della Commissione medica preposta al Nulla osta per le Americhe, concentrato a gustare un caffè con cognac in una totale insensibilità e indifferenza al dramma umano che si stava consumando.
Qualche tempo fa riproponevo su “Talenti Lucani” il caso emblematico dei bambini cosiddetti “invisibili”, i figli dei nostri lavoratori in Svizzera, da sempre ignobilmente dimenticato dalle istituzioni lucane. Quei figli di emigrati italiani (tanti i lucani coinvolti) costretti a vivere “sottovoce”, condannati alla clandestinità o a vivere nelle “ Case del Fanciullo “ gestite da personale ecclesiastico impreparato e violento. Una pagina vergognosa di storia dell’emigrazione italiana che riemerge in un libro di Francesca Mannocchi: “Noi piccoli italiani clandestini” Ed. Laterza 2019, reclusi in casa per paura della polizia,(non era quella israeliana, quella svizzera) aventi per protagonisti Toni Ricciardi, Catia Porri ed Egidio Stigliano, originario di Nova Siri. (Oggi è un affermato Medico che vive a Zurigo).
Bambini invisibili costretti a subire la scellerata e razzista condotta dei Governi svizzeri degli anni cinquanta. Toni, Egidio e Catia hanno formato l’Associazione “Bambini invisibili”.
Sono oltre trentamila i bambini “sottovoce” che chiedono a distanza di sessant’anni un risarcimento morale e materiale dalla Svizzera, senza aver mai dimenticato la silente e ignava condotta dell’Italia Repubblicana dell’epoca che firmava Patti a costi sociali zero: ” Tu mi offri forza lavoro io non devo garantirti welfare”. Uno STATO repubblicano Italiano che ha chiuso gli occhi sui gravissimi e disumani comportamenti adottati sia dai Paesi europei che dagli Stati Americani, in perfetta continuità con “Casa Savoia”. Comportamenti che hanno calpestato la legalità e stuprato il sacrosanto valore ai diritti umani di centinaia di migliaia di bambini italiani. Più di tutto si negava, come già riferito, il ricongiungimento familiare. I terrificanti video odierni del disumano distacco dei bambini messicani dalle loro madri ha fatto il giro del mondo ed ha atterrito la maggioranza silenziosa degli americani .
Sarebbe stato bello rivivere una giornata di ricordi e di solidarietà con i figli degli emigranti lucani degli anni cinquanta, oggi settantenni, in uno specifico Raduno della Regione Basilicata. Lo ripeto, fino alla noia, siamo stanchi di essere “testimoniati” da persone che hanno vissuto l’emigrazione solo dai documentari e/o dalle Teche Rai.
Come sostiene, infine, lo studioso delle emigrazioni italiane, Sandro Rinauro, la storiografia dell’emigrazione italiana ha più volte denunciato il carattere fuorviante della retorica pubblica sull’esperienza migratoria nazionale: da un lato, il discorso pubblico sottolinea solo la natura “miserabilista” e vittimista dell’emigrante italiano, anche al fine paternalistico di esorcizzare, per analogia , un ruolo indipendente e costruttivo dell’attuale immigrazione in Italia. Dall’altro, le sofferenze degli italiani all’estero sono utilizzate a fini identitari di stampo nazionalpopolare, l’emigrante diviene il prototipo delle virtù civiche e familiari dell’italiano che avrebbe ricostruito la Patria e contribuito al benessere internazionale. A tal proposito, un esempio su tutti è dato dal Dittatore venezuelano Marcos Pérez Jimenez che amava in modo particolare gli emigranti italiani, tutti bravi imprenditori/artigiani, protagonisti sul campo del “miracolo” di Caracas e dello sviluppo dell’Industria petrolifera. Una colonia vera di artigiani degli anni cinquanta originari dei nostri Comuni del Nord della Basilicata (Ruvo del Monte, Pescopagano, Rapone e San Fele). Questa è una vera Pagina di STORIA e di ORGOGLIO LUCANO, una bella Pagina del magnifico Romanzo dell’Artigianato lucano (oggi, ignobilmente ignorato)che non ha mai avuto né limiti e né confini.
Noi bambini degli anni Cinquanta