In un’epoca di rapidi mutamenti geopolitici e venti di guerra abbattuti sull’Iran, trovo la linea adottata dal governo italiano come espressione di una prudenza intelligente. Una condanna o un appoggio alle azioni militari non sono le uniche opzioni sul tavolo delle possibilità. Roma sceglie la via dell’equilibrio, una posizione che affonda le radici nella nostra migliore tradizione diplomatica, scuola andreottiana, spirito colombiano, acume fanfaniano, visione morotea. Uomini come Andreotti, Colombo, Fanfani, Moro hanno fatto grande l’Italia e su questo nessuno osa mettere in dubbio fino a nuova smentita della storia.
L’Italia si sta muovendo su un binario solido: la fedeltà atlantica e fedeltà agli Stati Uniti d’America, e l’amicizia storica con Israele che per noi cattolici è solida pur con le necessarie riserve dovute alla questione di Gaza. Trattasi di realismo strategico.
Essere alleati degli Stati Uniti è un pilastro che trascende le amministrazioni: lo è stato con Biden e lo è oggi con la visione di Donald Trump. Quest’ultimo, con il suo rinnovato e vigoroso sostegno a Gerusalemme, dimostra una verità fondamentale della politica internazionale: la lealtà verso i governi amici paga. Trump sta delineando un rapporto privilegiato in Medio Oriente che non possiamo ignorare, e l’Italia fa bene a presidiare questo legame con coerenza.
Per un intellettuale che legge la storia attraverso la lente della gratitudine e della lungimiranza, per me intendo e per quelli più o meno come me, non è possibile dimenticare quanto il destino dell’Italia sia legato a quello americano. Il Piano Marshall fu sussidio economico ed atto fondativo di una fratellanza che ha permesso la nostra rinascita democratica e industriale. Mantenere oggi un rapporto saldo con Washington è una scelta vantaggiosa e moralmente doverosa. L’Italia lo ha fatto con Biden, l’Italia lo fa con Trump. Italia, paese affidabile.
In questa crisi iraniana, il governo italiano evita derive ideologiche. Non cede alla tentazione della condanna verso gli alleati, non si lancia in avventurismi bellici. È una posizione che tutela l’interesse nazionale e la sicurezza dei nostri assetti nel Mediterraneo. In un mondo che urla, il sussurro della sottile diplomazia di scuola andreottiana e la fermezza dei legami storici rappresentano la vera forza di una nazione che sa da dove viene e, soprattutto, sa con chi deve camminare per garantire un futuro di pace e stabilità.
Andreotti puntava a mantenere aperti i canali, a tessere rapporti, ad evitare che l’Italia finisse isolata nelle tempeste bipolari. Maestro di prudenza. Comprese che l’Italia doveva essere saldamente nell’orbita Nato pur mantenendo un dialogo pragmatico con il mondo arabo e sovietico. Bene il governo italiano oggi, che riconosce come il legame con Washington e Israele sia un’assicurazione sulla vita che non va messa a rischio per posizioni di principio. Certo un attacco a un paese sovrano è atto di pirateria e su questo non c’è dubbio, nonostante si tratti di uno stato, l’Iran, che alcune settimane fa ha falcidiato migliaia di giovani disarmati che chiedevano solo libertà e democrazia.
Il presidente Andreotti sapeva che in politica estera le parole hanno un peso logistico. Non condannare l’azione militare, pur senza sostenerla, è la quintessenza di quella diplomazia che preferisce conservare il ruolo di mediatore — o di osservatore influente — piuttosto che quello di commentatore moralista. Visione cattolica andreottiana guardare al lungo periodo. I governi passano, da Biden a Trump e dopo si vedrà. Ma la fedeltà e gli interessi di sicurezza nazionale — e la necessità di mantenere il Mediterraneo, caro anche ai miei studi sulle macroregioni, come un mare di proiezione e non di conflitto — restano.
L’Italia è un ponte sul mediterraneo che guarda oltre.
Plaudo al governo Meloni, alle capacità diplomatiche di Taiani: prudenza, e intelligenza diplomatica. Si dimostra che l’Italia è paese affidabile che non tradisce e soprattutto non si lascia intrappolare da ideologie politiche di oltre oceano. Era un bene l’amicizia con Biden, è un bene l’amicizia con Trump perché sia l’uno che l’altro hanno ottenuto il voto democratico degli elettori americani. La moderazione, stile democristiano, riflette la virtù della prudenza, intesa tomisticamente come la retta norma dell’azione.
Bene l’invito a far cessare l’uso delle armi. Perciò l’Italia può sedere su tutti i tavoli.
Iran, il valore della prudenza – Pasquale Tucciariello