Islamabad 2026. Perché la pace è l’unica vittoria possibile

digiema
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La tregua siglata a Islamabad tra Washington e Teheran rappresenta un sospiro di sollievo geopolitico e la conferma che, a volte, il pragmatismo può ancora prevalere su posizioni di inflessibilità e sulla logica della distruzione. In un clima di sterile polarizzazione, l’analisi onesta ci dice che la politica di Trump non è frutto di imperizia, ma di un realismo che l’Italia deve interpretare senza sterili scimmiottamenti. L’Italia è alleata fedele dell’America, fedele e consapevole e dunque potrà favorire il dialogo tra le parti. Riconoscere il valore del dialogo significa ammettere che la stabilità mondiale richiede interlocutori capaci di trattare. E finora bene hanno svolto il loro ruolo il vice presidente Usa e i negoziatori di Egitto, Pakistan e Turchia. Grande assente l’Europa. Ancora una volta.
Oggi Leone XIV urla a un mondo spesso sordo alle sollecitazioni della Chiesa che la diplomazia, gli sforzi di pace e il confronto costante sono le uniche armi capaci di evitare sofferenze, lutti e gravissime crisi planetarie. Il suo richiamo alla carità politica si salda idealmente al magistero di Leone XIII. La pace non è mai una semplice assenza di guerra, ma il frutto maturo della giustizia e del diritto che non sono nozioni semplici, ma condizioni ineludibili che sorreggono la pace tra i popoli.
Se questa tregua saprà reggere agli urti della storia, il Mediterraneo potrà finalmente tornare ad essere baricentro vitale di una nuova Macroregione fondata sullo scambio e sulla civiltà. La Chiesa ci ricorda che la pace è un’opera sempre aperta. L’accordo, anche se temporaneo, di Islamabad, è il primo, faticoso mattone per trasformare una tragica parentesi bellica in un progetto di convivenza duratura. Il dialogo resta l’unica via per non condannare il futuro.
E dialogo sia, anche nei paesi europei, anche tra le maggioranze governative e le minoranze che molto spesso si delegittimano vicendevolmente. E procurano guasti nel tessuto sociale all’interno delle rispettive nazioni.

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