Il Presidente Trump ha superato ogni confine istituzionale e morale attaccando Papa Leone XIV, definendolo un “debole” e un “pessimo politico”. La pretesa di aver “scelto” lui stesso il Pontefice non è solo un’inesattezza storica: è un delirio di onnipotenza che rivela una pericolosa confusione tra il potere temporale e quello spirituale. Il Vicario non è un Suddito
I governi passano e i leader politici cadono nell’oblio, ma la Chiesa prosegue il suo cammino da duemila anni. Sostenere che il Vicario di Cristo sia un “impiegato” della Casa Bianca dimostra quanto il vero pessimo politico sia proprio Trump: egli non cerca interlocutori per il bene comune, ma sudditi pronti all’obbedienza. Definire il Papa “debole” perché rifiuta l’escalation militare e la minaccia nucleare è un paradosso grottesco. Ci vuole molta più tempra morale per invocare il dialogo in mezzo ai venti di guerra che per premere un bottone o insultare un leader religioso sui social. La vera debolezza appartiene a chi, privo di argomenti etici, ricorre alla violenza verbale e militare per sentirsi rispettato. Non si può sventolare la Bibbia durante i comizi e poi calpestarne i contenuti ogni volta che si parla di accoglienza, migranti o povertà. Il cristianesimo non è un menu “à la carte” da cui prelevare il consenso dei conservatori scartando la parte più “scomoda”: l’amore radicale per il prossimo e la difesa dei vulnerabili. Attaccando Leone XIV perché dà voce agli ultimi, Trump non colpisce solo un uomo, ma il cuore stesso del messaggio evangelico che dichiara ipocritamente di voler proteggere. Questa deriva lo colloca sullo stesso piano dei leader più oscuri del nostro tempo, rendendo le sue azioni non solo politicamente discutibili, ma moralmente inaccettabili. Insomma, Trump, non solo è un pessimo politico, è un criminale di guerra, al pari di Netanyahu e di Putin.
Le follie di Trump non conoscono limiti