La strana storia del PD e il ritorno dei cespugli

digiema
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La bella moltitudine giovanile Pro Palestina di Potenza nei mesi scorsi e la presentazione dell’11 giugno scorso del libro di Arturo Scotto: “Flotilla – Diario di bordo per una nuova rotta” hanno scosso una assonnata opinione pubblica e hanno prodotto dopo anni di torpore politico un doppio effetto: “Il primo è stato quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica lucana a superare rassegnazione e costruire speranze; il secondo è stato quello di allertare le istituzioni regionali”.
Istituzioni regionali che da oltre sette anni non hanno mai conosciuto il teorema della “Definizione della situazione“ di William Thomas, il famoso sociologo americano della Scuola di Chicago .
Ho avuto la sensazione partecipando alla presentazione del “Diario” di Scotto al Polo Bibliotecario e alla colorita e pacifica manifestazione Pro Palestina di qualche mese fa di rivivere alcuni sprazzi delle vivaci e partecipate Assemblee Unitarie del nostro Movimento Studentesco, targata fine anni sessanta e inizio anni settanta. La più bella, la più numerosa, la più qualificata, la più propositiva fu quella del Sacro Cuore aperta anche ai giovani del Movimento giovanile DC (Giampaolo D’Andrea aveva vent’anni, io diciotto) nel remoto 1969. Da “secoli” seppur alla ricerca di un leader e di un Partito serio e credibile, gli uomini, le donne e i giovani lucani del PD hanno perso la voglia di partecipare. Il Commissario Manca (mai cognome fu così esaustivo)è un desaparecido, uno scomparso. Il senso di una seria e credibile narrazione politica nel PD, assente ingiustificato sulla scena politica lucana da anni è peggiorata moltissimo. Non esiste quell’elemento “cosciente” di direzione politica che ha caratterizzato per cinquant’anni i partiti e i movimenti della cosiddetta Prima Repubblica.
Quell’elemento cosciente inesistente nella Società politica lucana odierna costretta a convivere con un centrosinistra asfittico e logoro e un centrodestra alle prese con i continui “tafferugli” e gli sgarbi istituzionali, alla Cicala, e con una “nullocrazia” imperante in perenne fiacchezza e debolezza.
Questa nuova tipologia di organizzazione associativa ci deprime e ci sconforta.
I giovani lucani non hanno più guide politiche credibili e affidabili.
Ci viene in aiuto MedinMezzogiorno con i suoi dibattiti di alto profilo e il suo quotidiano on line, ricco di analisi serie, spunti e proposte concrete.
I giovani lucani non hanno più buoni esempi e buone pratiche da coltivare e/o da emulare.
Noi boomer, over settanta, siamo fieri di aver coltivato lo stupendo “riformismo“ lucano post bellico.
Un riformismo lucano che langue da tempo immemore. Un riformismo di qualità, alla Manlio Rossi Doria, che riusciva a bilanciare una intelligente attività politica regionale con una sana imprenditoria privata in grado di reggere sul Mercato.
I temi trattati nell’ultimo DEF regionale: “Ambiente , Sanità, Sussidiarietà, Lavoro”, sono molto caratterizzati dalla DERIVA di Stellantis e dal bieco “mordi e fuggi” dei “prenditori” senza scrupoli, l’ultimo emblematico caso di Natuzzi ne è la plastica conferma.
La DEPRIVAZIONE culturale e sociale vissuta dalle nostre anoressiche Comunità marginali lucane considerate come luogo di passaggio con giovani e famiglie che vanno via e che vanno a formare stabilità economica, sociale e culturale altrove, non viene mai seriamente analizzata e mai studiata approfonditamente nonostante il tormentone dello spopolamento.
La presenza ingombrante della maggioranza degli anziani nei nostri piccoli borghi, una maggioranza silenziosa che crea una forte difesa della cultura tradizionale a discapito delle forme di modernità e di innovazione condiziona enormemente le nostre comunità.
In queste condizioni i veri problemi, le vere problematiche, tra fughe inarrestabili dei giovani, dismissioni industriali e patogeno spopolamento, rischiano di non essere più recepiti e, quindi, risolti dalle nostre amministrazioni locali, troppo impegnate nella gestione del mero ordinario.
Lo scarso spazio politico in cui organizzarsi nelle nostre Comunità marginali ha creato in questi ultimi dieci anni egoismi, chiusure, superficialità, approssimazioni e pressappochismo brutalizzando la tanto amata “collettività amica” ben supportata dai “ Vicinati “, veri forzieri della tradizione lucana più ospitale , più fraterna e più solidale .
Per queste ragioni creare una nuova “Società Aperta”, alla Karl Popper, è d’obbligo, lo diciamo pure Noi di MedinMezzogiorno.
Una società aperta al pluralismo e al cambiamento, paradigmaticamente sconosciuti, nei nostri piccoli Comuni.

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