La Conferenza di Monaco e la trasformazione dell’Alleanza Transatlantica: per l’Europa si apre un nuovo capitolo

digiema
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La recente Conferenza di Monaco ha messo in luce una realtà che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata impossibile: l’alleanza transatlantica, che ha caratterizzato le relazioni tra Stati Uniti ed Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945, è di fatto in crisi. Anche se non è stata formalmente sciolta e non ci sono stati annunci ufficiali di rottura, il fulcro su cui si reggeva l’alleanza — la convergenza di interessi, valori e visioni dell’ordine internazionale — è venuto meno. Questo cambiamento non è frutto di un evento catastrofico, ma di una trasformazione graduale e profonda, che si è manifestata chiaramente durante il vertice bavarese. I discorsi tenuti da figure significative come Friedrich Merz, Marco Rubio e Kaja Kallas hanno rivelato l’urgenza di ripensare le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea su basi nuove. Non si tratta più di semplici aggiustamenti, ma di una profonda ridefinizione. I rappresentanti democratici presenti, tra cui il governatore della California Gavin Newsom e la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez, hanno cercato di rassicurare i partner europei sul fatto che figure come Donald Trump siano “temporanee”, mentre le relazioni transatlantiche devono essere consolidate nel lungo periodo. Tuttavia, la fiducia in queste rassicurazioni è fragile. L’allerta è aumentata tra i leader europei, in particolare a causa delle minacce lanciate da Trump riguardo a questioni delicate come la Groenlandia. Allo stesso tempo, la crescente enfasi su teorie come quella del ‘TACO’ (una strategia di difesa rafforzata condivisa) ha spinto i Paesi europei a considerare seriamente l’integrazione della loro difesa e la creazione di un ombrello nucleare indipendente dal controllo americano. Lo scorso anno, i corridoi della conferenza di Monaco erano pieni di diplomatici europei dal volto terreo, sconcertati dalle dure critiche di JD Vance alle democrazie del continente. Questo fine settimana, nella città bavarese, si è assistito a un’apparente ripresa della determinazione europea. La replica più significativa è arrivata dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, che ha respinto con fermezza l’idea, circolata in ambienti vicino all’amministrazione americana, di un’Europa in declino, incapace di difendere le proprie libertà e identità. Kallas ha affermato con chiarezza che l’Unione Europea rimane un progetto politico attraente e ha ribadito il ‘sì’ all’unità transatlantica, ma ha sottolineato che questa unità non deve essere accettata a qualsiasi costo.
In un passaggio cruciale del suo intervento, ha detto: “È importante ricordare che America ed Europa sono intrecciate, lo sono state in passato e lo saranno in futuro”, ma ha altresì evidenziato che le due sponde dell’Atlantico non sempre condividono le stesse opinioni su molte questioni rilevanti e che questa divergenza non scomparirà. Un’affermazione provocatoria è stata la sua stoccata sulla libertà di espressione: “Venire da un Paese che è al secondo posto nell’indice della libertà di stampa e ricevere critiche da un Paese che è al cinquantottesimo è interessante”. Questo scambio dimostra che, sebbene il linguaggio resti diplomatico, la sostanza del dialogo transatlantico è cambiata. La Conferenza di Monaco non ha sancito una rottura, ma ha segnato simbolicamente la fine dell’interdipendenza come dato naturale del rapporto tra le due sponde dell’Atlantico. D’ora in avanti, ogni convergenza dovrà essere selettiva e costruita su basi nuove, senza dare nulla per scontato. In sintesi, l’alleanza transatlantica non è mai stata così vulnerabile, ma questa vulnerabilità può stimolare una rinnovata indipendenza e una cooperazione più mirata tra Europa e Stati Uniti, capace di affrontare le sfide globali in modo più efficace. L’augurio è che questa trasformazione porti a un futuro di stabilità e innovazione nelle relazioni internazionali, dove l’unità sarà perseguita non come un’assoluta subordinazione, ma come una partnership strategica con obiettivi chiari e condivisi.

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