L’arte presepiale nel sud Italia: il presepe cinquecentesco di Altobello Persio nella cattedrale di Matera di Marco Tedesco

digiema
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La Basilicata è una regione ricca di storia, di cultura e di arte. Il suo patrimonio storico, archeologico ed artistico scrive da solo una importante pagina della storia artistica italiana. A Matera e nella sola provincia di Potenza, esistono tanti piccoli angoli e borghi che da soli raccontano capitoli interi di storia pittorica e scultorea italiana sconosciuta ai più, che portano la firma di importantissimi maestri del Cinquecento lucano. In questo contesto storico artistico, gioca un ruolo importante l’iconografia della Natività di Cristo il cui racconto viene interpretato da molti artisti lucani tra cui lo scultore cinquecentesco Altobello Persio che nel 1534, su commissione di Don Angelo Spinazola, realizza insieme a Sannazaro da Alessano una straordinaria opera monumentale in pietra policroma conservata ancora oggi nella cattedrale di Matera, all’interno della cappella un tempo dedicata a San Nicola di Myra. Si tratta di un presepe visibile tutto l’anno, che trae spunto nella sua composizione dallo stile presepiale di Stefano da Putignano, straordinario scultore pugliese che nel 1530, cinque anni prima, scolpisce il presepe monumentale in pietra policroma conservato a Grottaglie, nella chiesa del carmine, in cui al centro della scena vi è la grotta in cui è ospitata la scena della natività mentre intorno ad essa e sulla sommità della collina nella quale è scavata la grotta della natività, l’autore inserisce pastori e zampognari in abiti tipici dell’epoca, angeli e il viaggio dei Magi verso l’antro della natività. Altobello Persio e Sannazaro da Alessano riprendono questo stile nel presepe monumentale di Matera, la cui struttura si ispira morfologicamente all’ambiente circostante e richiama lo stile compositivo dei presepi monumentali pugliesi cinquecenteschi in cui il centro della scena è guadagnato in tutto dalla rappresentazione della Natività, che avviene all’interno di una grotta scavata nella roccia, in cui è posta la Sacra Famiglia, il bue, l’asino ed alcuni angeli suonatori ognuno con un proprio strumento: ghironda, flauto, salterio, tamburello, chitarrina, lira e viola. Nella parte sovrastante la natività abbiamo invece la presenza di pastori intenti a far la guardia al loro gregge. Uno di essi è seduto ed è intento a suonare una zampogna a due canne, strumento principe della società agropastorale dell’Italia meridionale. Gli angeli musicanti e il pastore suonatore di zampogna, fanno immaginare che la musica sia la vera protagonista di questo presepe, una musica di livello celestiale e terreno allo stesso tempo che diventa espressione di sentimenti di gioia per il compimento del mistero di Dio che si è fatto uomo. Sulla sommità della collina, come avviene nel presepe di Stefano da Putignano conservato a Grottaglie nella chiesa del carmine. poco distante dalle figure dei pastori, si snoda il viaggio dei Magi, diretti verso l’antro della natività e sullo sfondo un castello, la cui iconografia ricorda la dimora di Erode, che gli studiosi ritengono ispirato al castello Tramontano, dal nome del conte Gian Carlo Tramontano, il quale durante il regno aragonese ottenne la contea di Matera, dando il via ad un periodo di oppressione e di tirannia per la storia della contea di Matera, a tal punto da essere associato alla figura di Erode, arrivando a tassare fortemente gli abitanti al fine di coprire i debiti provocati con la costruzione del castello che ancora oggi porta il suo nome. Il presepe di Altobello Persio e Sannazaro da Alessano, ancora oggi conservato nella cattedrale di Matera, non è dunque solo il racconto della natività di Cristo, ma è il racconto di un pezzo di storia della città di Matera. E’ la rappresentazione visiva di ciò che era la vita dei materani negli anni Trenta del Cinquecento, delle proprie tradizioni, fornendo una raffigurazione realistica della natività, inserita nel contesto dei sassi di Matera. In questo senso, Altobello Persio e Sannazaro da Alessano, hanno in qualche modo anticipato se pur di molti secoli prima, l’idea di Pier Paolo Pasolini di utilizzare nel 1964, in un momento ancora favorevole in quanto in parte abitati ancora, i sassi di Matera come raffigurazioni delle città di Betlemme, Nazareth e Gerusalemme in quanto la disposizione dei sassi, come intuito probabilmente da Altobello Persio e Sannazaro da Alessano, richiama l’ambiente della galilea e della giudea di oltre duemila anni fa.
Ancora una volta, la terra lucana svela dunque un altro dei suoi autentici tesori degni di nota, consentendo dunque ad Altobello Persio e Sannazaro da Alessano di continuare a raccontare la sua storia, perché in ogni opera d’arte si cela la storia di un artista e del mondo in cui egli è vissuto, consentendo agli artisti di scrivere con le loro opere, affascinanti pagine della storia artistica italiana.

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