Una Scuola Mediterranea di pensiero politico di Michele Montone

digiema
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Accanto alla dimensione istituzionale, il Manifesto di Viggiano sviluppa una riflessione culturale che ne costituisce il fondamento più profondo. Ogni progetto politico duraturo nasce infatti da una visione del mondo, da una grammatica del pensiero che precede le norme e le istituzioni. In questo senso, il
Manifesto si colloca consapevolmente nella tradizione del pensiero politico mediterraneo. Il richiamo alla Scuola di Atene di Raffaello non è una citazione estetica, ma un’allegoria potente. In
quell’immagine convivono approcci diversi al sapere e alla politica, uniti dalla convinzione che il confronto sia la base della verità e della convivenza. Il Mediterraneo è stato storicamente lo spazio di questa pluralità: un luogo di scambio, di conflitto regolato, di sintesi culturali. Dalla polis greca alla civitas romana, dal mondo bizantino alla figura di Federico II, emerge un’idea di politica fondata sulla misura, sul limite e sulla responsabilità collettiva. Il Manifesto recupera questa
eredità per opporla tanto al centralismo tecnocratico quanto al sovranismo identitario. La comunità, in questa visione, precede lo Stato astratto e ne orienta l’azione. Le Dieci Tesi del Manifesto condensano questo impianto culturale. Esse affermano che la sovranità è
innanzitutto responsabilità, che lo sviluppo economico non può prescindere dalla coesione sociale, che la democrazia deve essere radicata nei territori e che l’Europa non può ridursi a un mercato privo di anima politica. Il Mediterraneo viene così reinterpretato non come linea di frattura, ma come spazio di relazione e di mediazione. Il confronto con altre esperienze europee, come la Strategia Macro-Regionale Danubiana, rafforza questa lettura. L’assenza di reali poteri decisionali limita l’efficacia di tali strumenti. Senza una dimensione politica, la cooperazione resta fragile. Il Manifesto di Viggiano propone invece un salto di qualità: trasformare la cooperazione in comunità politica. Da Ventotene a Viggiano corre un filo ideale che non nega l’Europa, ma la interroga sulle sue forme. Se
Ventotene ha indicato la necessità dell’unità, Viggiano prova a riflettere su come renderla concreta, plurale e sostenibile. In questa prospettiva, il Manifesto non è un documento conclusivo, ma un invito al pensiero e all’azione. Perché, nella tradizione mediterranea, pensare il futuro è già un atto politico.

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