Viviamo in un’epoca di incertezze, in cui il nostro sguardo sembra disattento rispetto a ciò che accade attorno a noi. Le scelte politiche ed economiche, influenzate da un timore reverenziale nei confronti di governi e multinazionali, generano una forma di soggezione psicologica difficile da giustificare. In Basilicata, questa situazione è ulteriormente accentuata dalla mancanza di un dibattito culturale e da una visione chiara per il futuro.
L’occasione di riflessione offerta dal film di Franco Brusati, “Il padrone sono me”, con l’interpretazione di un grande Paolo Stoppa, non riesce a colmare questo vuoto. Negli ultimi trent’anni, la regione ha registrato un’assenza di rapporti annuali sull’economia e sulla piccola impresa artigiana, con l’ultima pubblicazione risalente al 1991. Questi rapporti rappresentavano un’importante fonte di dati concreti, in contrapposizione alle analisi recenti che mostrano un PIL gonfiato dalla produzione automobilistica e petrolifera, erroneamente considerato un indicatore della reale economia lucana.
Negli anni Settanta, gli enti di ricerca della Regione Basilicata offrivano informazioni dettagliate sulla società, creando opportunità per incontri produttivi e per delineare piani concreti di sviluppo economico. Oggi le politiche industriali sembrano inaccessibili e un patrimonio di intelligenza e valori rischia di andare perduto. Grazie agli studi condotti dall’IBRES e dall’ARSA, sono stati avviati significativi progetti formativi nelle piccole imprese lucane. Negli anni Ottanta e Novanta, abbiamo assistito a un’emergenza dell’imprenditorialità locale, un’autocoscienza collettiva che, purtroppo, è svanita con l’arrivo della Fiat/Sata.
Come “sociologo di strada”, ho sempre denunciato, attraverso le pagine di “Primo Piano” del “Quotidiano della Basilicata”, il silenzio dei dirigenti di fronte alle sfide del territorio. Questo silenzio, unito a piani industriali segreti, ha escluso il sindacato, le istituzioni locali e le imprese autoctone dai processi decisionali, creando un contesto di isolamento e mancanza di comunicazione.
Oggi ci troviamo di fronte a una situazione paradossale. Mentre ricordiamo il primato mondiale della Fiat/Sata sulla Toyota, le maestranze locali, che hanno avuto un ruolo fondamentale per la produttività, sono ora umiliate dai miliardi investiti all’estero, in particolare in Marocco. Adriano Olivetti, con la sua visione di fabbrica a servizio del territorio, non avrebbe mai adottato questa chiusura egoistica. Stellantis, pur trovandosi in una crisi strutturale e affrontando scelte controverse, continua a essere una componente essenziale della nostra economia. I due miliardi promessi per i prossimi anni saranno fondamentali, a patto che queste assicurazioni siano mantenute e tradotte in investimenti concreti sul territorio. Sarà necessario anche un impegno per rinnovare e potenziare il supporto alle piccole imprese, affinché la Basilicata possa recuperare il terreno perduto e costruire un futuro migliore.
In conclusione, è cruciale avviare un dialogo aperto e costruttivo, valorizzando le risorse e le competenze locali. Solo così potremo affrontare le incertezze del presente e costruire un domani più prospero e giusto per la regione Basilicata.
La Basilicata e l’Ecosistema Economico: Un’analisi in tempi di Incertezze