La “questione rosa” in Basilicata

digiema
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Nonostante l’amara vicenda della superbonificata Giuseppina Di Foggia, in attesa di una lucrosa buonuscita di 7,2 milioni di euro, resta sempre valida la subalternità delle donne nelle Istituzioni.
Da oltre cinquant’anni ho un cruccio, una preoccupazione tormentosa, non ho mai smesso di denunciare fin dalle mie prime collaborazioni (1974)con giornali e riviste, la mancata rivoluzione rosa e democratica lucana e il ruolo subalterno e insignificante delle donne nelle Istituzioni regionali.
Il tutto condito da un meraviglioso MIRACOLO democristiano, tutto lucano.
La DC lucana in oltre mezzo secolo non ha mai eletto una DONNA in Parlamento e nel Consiglio Regionale della Basilicata. Un record assoluto nel firmamento politico italiano.(Gradirei essere smentito)
Lo dico con garbo e discrezione ai responsabili della questione di genere sulla totale assenza di donne candidate ed elette in Parlamento.
Bisogna dare atto al Movimento Cinque Stelle che ha puntato sulle donne fino a farle eleggere nel Consiglio regionale. Un miracolo in salsa lucana dopo quello delle due Parlamentari di Rifondazione Comunista, mai verificatosi in settant’anni di storia politica lucana.
Le candidature nelle Liste al Parlamento nazionale e al Parlamentino regionale, tranne qualche rara eccezione, non hanno mai avuto presenze significative di Donne.
Un fulgido esempio di “femminismo non praticato” e di “machismo duro e puro” da parte della pletora partitocratica lucana della prima e seconda repubblica.
Tornando a bomba per riprendere il discorso sulle ultime elezioni regionali dobbiamo amaramente constatare che le poche donne presenti nelle Liste dei candidati hanno accettato supinamente un “sub-ruolo” da vere gregarie. Uniche eccezioni le donne del PD che hanno preferito con tanta dignità, l’Aventino.
Noi opinionisti attenti e sensibili aspettiamo con fiducia che le Donne lucane impegnate in politica si esprimano in totale libertà, senza alcun vincolo .
Bisognerebbe Ricordare uno degli ultimi Rapporti CONSOB sulla Legge Golfo -Mosca, L. n. 120 del 2011 meglio nota come “Quote rosa” che ha fotografato un dato non trascurabile nei board dei CdA delle quotate in Borsa, pari al 42,8% di presenza femminile. Un dato estremamente interessante.
Un dato che in Basilicata rappresenta una mera chimera, una mera illusione, una mera utopia.
Noi cittadini lucani siamo stati testimoni nel nostro passato di un femminismo lucano ingenuo e autoreferenziale. Oggi non possiamo più accettare questo umiliante ruolo delle donne in politica, un ruolo che offende la dignità, l’onestà e l’autorevolezza delle donne.
A tal proposito chi non ricorda i casi emblematici delle mogli di Poggiolini e Curtò, complici delle malefatte dei loro mariti. Chi non ricorda le loro esilaranti performance tra pouf e sacchi d’immondizia.
Per auspicare una vera rivoluzione rosa bisognerebbe chiudere con le banalità e premiare le donne libere nel lavoro politico e lontane dall’allegro denaro.
Il ruolo dei responsabili delle politiche di genere impone un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
Come ci insegna Oriana Fallaci, vi sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.
Abbiamo un urgente bisogno di nuovi “orizzonti valoriali” che solo le donne lucane potranno garantirci nel prossimo futuro.
Ridateci le Tine vaganti (Tina Anselmi), le Oriana Fallaci, le Marisa Bellisario, le Margherita Hack, le Rita Levi Montalcini, donne libere che hanno dato lustro all’Italia contemporanea nelle Professioni, nelle Scienze e nella Politica.

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