Netanyahu all’ONU, solo contro tutti

Dino Nicolia
3 Min Read

Il discorso di Benjamin Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha sollevato molte perplessità, come evidenziato dal titolo del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth: “Netanyahu difende Israele all’Onu ma parla a un mondo che non lo ascolta più”. Quando il primo ministro israeliano ha preso la parola, ha trovato la sala già in gran parte vuota, con molti delegati di diverse nazioni che si ritiravano, un’immagine che rimanda a quanto già accaduto nel corso dell’anno precedente. Questo gesto, carico di significato simbolico, in un’istituzione perfettamente identificata come il cuore della diplomaticità e del dialogo internazionale, non è passato inosservato. Netanyahu ha reagito a questa situazione definendo “codardi morali” coloro che avevano abbandonato l’aula. Nel suo intervento, ha sostenuto che “Israele sta difendendo molti dei paesi che hanno lasciato quest’aula” e ha sottolineato che “molti dei loro leader ci ringraziano in privato” per le azioni intraprese nel neutralizzare le capacità nucleari dell’Iran, descrivendo il comportamento dei delegati come un esempio di “ipocrisia sconcertante”.
Il discorso di Netanyahu ha toccato una lunga lista di nemici e critici, tra cui Iran, Qatar, Hezbollah, Hamas, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e perfino il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Il rapporto tra Israele e le Nazioni Unite è storicamente conflittuale; lo Stato ebraico è spesso accusato di gravissime violazioni dei diritti umani, come genocidio, crimini di guerra e pulizia etnica nei territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania. A questo si aggiunge il fatto che Netanyahu ha dichiarato “persona non grata” il segretario-generale delle Nazioni Unite, António Guterres, essendo Israele contrario a qualsiasi critica formulata da parte di tale organismo. La legislazione israeliana ha persino portato al bando dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, e ha respinto fermamente ogni risoluzione che mettesse in discussione le azioni di Israele, bollando tali posizioni come espressione di antisemitismo.
Nel complesso, l’immagine che Netanyahu ha voluto proiettare attraverso il suo discorso è quella di un leader isolato, che si trova a combattere contro un fronte sempre più vasto di oppositori. La sua retorica sembra indicare la consapevolezza di dover affrontare non solo critiche ma anche un crescente scollamento con la comunità internazionale, evidenziando la fragilità della posizione di Israele nel contesto attuale delle relazioni globali.

Condividi