Macroregione Sud tra realismo e profezia – Pasquale Tucciariello

digiema
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Macroregione Sud può apparire una forma di astrazione amministrativa ai detrattori che in giro si affannano a tentare di ridimensionare la nostra visione riducendola a pura utopia. Essi, ostinati detrattori, comunque non indicano alternative alla nostra visione che – repetita iuvant – è mossa da fatti legati a spopolamento, progressiva desertificazione dei nostri paesi e dei borghi e dalla povertà che tali fenomeni produce. Macroregione Sud è un progetto di civiltà che impone una riflessione profonda sulle nostre condizioni e su una reazione ad esse che sia logica, di buon senso, efficace, creativa. Ma anche sul nostro ruolo nel Mediterraneo. Ritengo che l’Italia, e le regioni meridionali, non debbano limitarsi a subire la geopolitica, ma possono invece farsi interpreti di una nuova linea culturale. Ci si chiede spesso se sia il denaro a governare il mondo o la tensione verso una comunione universale. La risposta risiede nella capacità della politica di piegare l’economia a fini etici. Il rapporto con Israele è, per noi italiani e meridionali, un legame di sangue e di spirito. Gli Ebrei sono i nostri fratelli maggiori, la nostra architettura morale è intessuta delle loro Scritture. Tuttavia, proprio tale legame privilegiato ci conferisce l’autorità, e il dovere, di non tacere sulla questione palestinese. L’Italia, per posizione geografica e tradizione diplomatica, non può permettersi il lusso di un equilibrismo immobile. La fattibilità politica di una Macroregione Sud passa necessariamente attraverso la pressione costruttiva su entrambi i popoli. Israele vede nel Sud Italia un cliente per le sue tecnologie idriche o cibernetiche e partner commerciale? Bene, ma può anche imparare che i buoni rapporti si rendono possibili in presenza di comuni visioni umanitarie e solidaristiche. Visioni di giustizia. Allo stesso tempo, il popolo palestinese può trovare nell’Italia e nelle regioni del Mezzogiorno interlocutori affidabili che riconoscono il suo diritto all’autodeterminazione, sottraendolo alle derive del radicalismo e del fanatismo religioso. La nostra funzione è quella di esercitare pressione, non attraverso le armi, ma attraverso la condizionalità degli accordi economici e lo sviluppo dei territori. Il Sud Italia può diventare hub logistico e agricolo d’eccellenza ed acquisire il giusto peso contrattuale per proporre modelli di gestione condivisa delle risorse — acqua, energia, infrastrutture — che sono la base materiale di ogni futura pace.
La crisi israelo-palestinese è indubbiamente un ostacolo esterno, ma può essere superato non certamente attraverso sciocche richieste di rottura nei rapporti diplomatici e politici ed economici, ma come banco di prova della nostra maturità politica. Gestire il territorio oggi significa comprendere che il confine è solo una linea territoriale, ma è tuttavia un’area di contatto. L’Italia ha il compito storico di guidare l’Europa verso un ruolo attivo, superando la delega totale alle potenze d’oltreoceano. La nostra linea può indirizzarsi verso forme di realismo umanistico: riconoscere i diritti dello Stato d’Israele e, con identica fermezza, la dignità dello Stato di Palestina. Portare questa visione nelle aule scolastiche ed universitarie significa formare una classe dirigente che sappia leggere i dati dell’export senza dimenticare il Logos. La Macroregione Sud può essere il laboratorio dove il pragmatismo tecnologico incontra la visione filosofica del limite e del rispetto. Potremo passare dal dominio del denaro alla civiltà della comunione, trasformando il Mediterraneo da cimitero di speranze a giardino di popoli che, pur diversi, riconoscono una radice comune e un destino condiviso. Il Sud Italia è pronto a prendersi questa responsabilità? Politici, insegnanti, imprenditori e chi più ne ha più metta, potranno vestirsi di coscienza critica ed esserne motore operativo di un mare che non vuole più barriere ma ponti di autentica giustizia? Spero proprio di sì.
Pasquale Tucciariello

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