Cosa c’entra un classico della pasticceria natalizia, Yule Log, Bûche de Nôel in francese o tronchetto di Natale in italiano, con la tradizione cristiana di bruciare un grosso ceppo d’albero a Natale?
Direi tutto. Il classico dolce della tradizione natalizia europea affonda le sue radici nella cultura pagana, precristiana, così come la tradizione del ceppo.
Un passo alla volta e raccontiamo questa storia dall’inizio.
Nel periodo prenatalizio sui social spopolano le ricette dei classici dolci di Natale tradizionali e rivisitati. Un giorno m’imbatto sulla pagina di una blogger inglese attratta dalla ricetta di un dolce chiamato Yule Log. Incuriosita dal nome guardo il video e scopro che altro non era che il tradizionale tronchetto di Natale, chiamato Yule Log nei paesi scandinavi e anglosassoni.
Cosa significa Yule Log? A cosa si riferisce?
In epoca precristiana, quindi pagana, nei paesi scandinavi e anglo sassoni era diffusa la tradizione dello Yule, il festival del solstizio d’inverno (quando la terra raggiunge la massima distanza dal sole nel giorno più corto dell’anno tra 21 e 22 dicembre). Il festival celebrava l’inizio dell’inverno e il ritorno progressivo della luce solare. Durante questo festival che durava circa dodici giorni, fino all’arrivo del nuovo anno, avevano luogo una serie di festeggiamenti propiziatori per la nuova stagione in arrivo: lo Yule Goat, uomini vestiti da caproni che andavano in giro a chiedere offerte. Dall’XI secolo dispensatori di regali ai bambini e finito per fondersi con il rito di Saint-Klaus/Babbo Natale trainato dalla slitta di renne; lo Yule Wasselling, gruppi di persone che cantando e suonando andavano di porta in porta offrendo wassail bowl, un sidro di mele speziato, in cambio di doni ed oggi rimpiazzato dalle “Carol Singing”, le corali di Natale, e lo Yule Log il rituale propiziatorio di bruciare un grande tronco d’albero (Log), per festeggiare il ritorno della luce e scacciare gli spiriti maligni. Questo rituale Proto-Indo-Europeo che ancora oggi sopravvive in tante culture è storicamente attestato da fonti fin dal Medioevo quale usanza di bruciare un tronco d’albero o un grande ceppo alla Vigilia di Natale, in quasi tutta l’Europa. Ancora oggi, le parole Yule e Yuletide sono usate in inglese e nelle lingue scandinave e baltiche per descrivere il periodo delle festività natalizie.
Una tradizione, quella del Ceppo di Natale, che si perde nella notte dei tempi. Un rito propiziatorio pagano dove il fuoco di questo grande tronco simboleggiava il calore per il periodo più freddo dell’anno ed il ritorno alla luce solare, particolarmente sentito nei paesi nordici. Con l’avvento del Cristianesimo la luce del ceppo natalizio è passata a rappresentare simbolicamente la luce e la speranza cristiana con la nascita di Gesù Cristo. Un vero e proprio rituale, in cui il ceppo era cosparso di vino, miele o grasso, secondo le disponibilità. In Provenza, per esempio, tutta la famiglia si riuniva intorno al fuoco ed il ceppo veniva benedetto con alloro o palme conservate dalla Domenica delle Palme, a fini propiziatori di un buon raccolto o vendemmia. Le ceneri venivano conservate per essere sparse nei campi e favorirne la fertilità. In Normandia e Borgogna, invece, nei buchi del ceppo gli adulti nascondevano dei sacchettini di dolci e frutta secca mentre i bambini pregavano che l’albero portasse loro dei regali. Una volta ritrovati i dolci dai bambini, veniva dato fuoco al ceppo.
Andando indietro con la memoria, ai miei ricordi d’infanzia in Basilicata, penso a mio padre che quando faceva la scorta della legna per l’inverno metteva da parte il ceppo di Natale. Sceglieva con cura il ceppo che bisognava accendere la sera della Vigilia di Natale, solitamente di quercia, grande e ben tagliato. Diceva che doveva ardere per tutta la notte e il giorno di Natale, perché la Madonna ed il bambino Gesù passavano a riscaldarsi. In molti paesi della Lucania e del sud Italia era tradizione bruciare grossi ceppi d’albero per il periodo di Natale, fino all’Epifania.
Come si arriva dalla tradizione di bruciare un tronco a quello di un dolce a forma di tronco? In realtà, non si sa esattamente quando e come questa tradizione pasticciera nasce. L’origine del nome risale al rito stesso dello Yule Log chesi ritrova in pasticceria dopo che la tradizione di bruciare il tronco, con i suoi rituali, cadde in disuso popolare. I primi riferimenti storici attestano la presenza dello Yule Log nel 1800 in Francia ed in Inghilterra ma diventa popolare solamente dopo la Seconda guerra mondiale. Probabilmente, l’avvento del riscaldamento e la sparizione dei camini, ha fatto nascere l’idea del tronchetto a qualche pasticciere francese forse proprio per richiamare questa usanza e mantenerne in vita il ricordo.
Questa delizia dolciaria natalizia, diffusa soprattutto nel nord Europa, in origine, era una pâte genoise (si ottiene lavorando uova e zucchero a caldo, a differenza del pan di Spagna lavorato a temperatura ambiente), sul quale veniva spalmata una crema al burro aromatizzata al caffè, al cioccolato o alle castagne, arrotolata per dargli la forma di un tronco d’albero. Tradizionalmente veniva “addobbato” con varie decorazioni, Babbo Natale, ascia, funghi, elfi ecc. realizzati con pasta di zucchero, a ricordo dell’antica usanza del tronco un tempo bruciato. Oggi, alle decorazioni tradizionali si preferiscono decorazioni più semplici e raffinate e spesso al posto della crema al burro ne troviamo di altri tipi.
Che sia un delizioso dolce mangiato oggi o un tronco bruciato ieri, lo Yule Log, la Bûche de Noël o Tronchetto di Natale resta un incantevole e propiziatoria tradizione invernale e natalizia.
Yule Log e Ceppo di Natale di Angela Castello