Nei giorni scorsi la Regione Basilicata di concerto con la Confartigianato e la CNA ha organizzato una meravigliosa kermesse riconoscendo e premiando la figura del Maestro Artigiano. Una Kermesse coordinata dal direttore de “La Verità” Maurizio Belpietro. Un solo neo, la Regione Basilicata e le Confederazioni artigiane hanno dimenticato il Progetto Artigianato 1989/92, l’unico mega intervento formativo, pluripremiato e pluripubblicato, che ha riconosciuto come FTP (formatore tecnico-pratico)la figura del Maestro Artigiano lucano. A tal proposito sarebbe bello riesumare e valorizzare le centinaia di “Manuali” del Formatore custoditi nei dodici armadi del Mediafor dal lontano 1992. L’idea di affidare alla formazione il rilancio dell’artigianato è stato il vero valore aggiunto di tutto il Progetto Artigianato (oltre duemila assunti nelle quattro fasi modulari con contratti di F. L. “art. 3 della legge n.863/84” e novecento aziende artigiane coinvolte, a totale carico del FSE e del Ministero del Lavoro). Infatti la formazione che io definii a suo tempo tecnico/pratica (FTP) affidata ai Maestri Artigiani per distinguerla da quella teorica di base (FTB) affidata ai Formatori rivenienti dalla Confartigianato e dalla CNA, fu predisposta dalla mia struttura dipartimentale di concerto con l’ECIPA/CNA di Bologna e Modena e con l’ISVOA/Confartigianato di Padova e Treviso e fu il vero motore del Progetto Artigianato. Dopo quarant’anni la Regione Basilicata recuperava e rivalorizzava lo status sociale del “maestro artigiano”(come erano orgogliosi i nostri Artigiani con il “Registro del Docente”). Maestro Artigiano che irrompeva direttamente dal passato in un contesto post moderno (un esempio su tutti i laboratori artigianali di Alta sartoria, Oreficeria e Maglieria coinvolti direttamente nelle collezioni di Alta Moda da Brunello Cucinelli e da Dolce e Gabbana). Maestro artigiano che, a sua volta, pretendeva che l’apprendista/collaboratore fosse in perenne formazione. “Idea forza” recepita dal mio Volume: “Quando l’Artigianato lucano garantiva PIL e Occupazione” Ed. Il Segno 2016. La prefazione al Volume del Prof. Linzalone dell’Università della Calabria lo dimostra plasticamente: “La capillarità, l’ampiezza dell’analisi fanno del libro di Mauro Armando Tita un libro di interesse per chi si occupa di amministrazione, di formazione e politiche attive del lavoro, per chi opera nelle Associazioni di categoria e nelle imprese, in particolare artigiane, e per chi studia la pianificazione e gestione dei progetti formativi.” I brillanti risultati conseguiti dal “Progetto” sono ampiamente testimoniati dalla totale contribuzione del Ministero del Lavoro e del FSE (97% a carico del Ministero del Lavoro/FSE e 3% a carico della Regione Basilicata, per mero rispetto del principio di “sussidiarietà”) senza considerare l’enormità dei dati statistici riportati nel libro e, segnatamente, dal riconoscimento postumo del Progetto avvenuto con mia profonda meraviglia nel 2016 e nel 2025, sia come “Patrimonio Librario” dall’autorevole Biblioteca di Montecitorio e sia come “Buone Pratiche” dal sistema STAIRS della “Banca Dati della Camera dei Deputati” (codice identificativo 7462) e dall’INAPP (Istituto Nazionale Analisi Politiche Pubbliche) (codice identificativo 17446) che raccoglie i dati positivi dei buoni progetti rivenienti dalla intera Pubblica Amministrazione. Il “Progetto” pubblicato sulla nota RIVISTA scientifica “Osservatorio ISFOL” n. 1/89 e n.5/91 ha rappresentato un passaggio fondamentale per lo sviluppo dell’artigianato in Basilicata. Oggi l’artigianato lucano, pur nella micidiale crisi energetica e nella mostruosa chiusura di migliaia di Laboratori riesce ancora a valorizzare le attività tradizionali del legno, del ferro, delle ceramiche e della scarpa di qualità e quelle innovative della produzione della Birra, del Digitale e del rinnovato Mobile imbottito(nonostante la crisi della Natuzzi) che ha ripreso in questi ultimi tempi ad esportare nel Mondo. Per queste serie motivazioni di fondo vogliamo sperare che si esca da questo torpore malvagio e da questo superficiale spontaneismo e che si creino le condizioni per una vera e duratura crescita del settore attraverso una santa alleanza tra Regione, Camera di Commercio e Associazioni di categoria. Vorrei chiudere questo mio articolo citando Beppe Severgnini e il suo ultimo libro “Neo Italiani”, Rizzoli Editori 2021, in particolare, il capitolo 35, dedicato interamente all’artigianato. Occhi, mani e cervello non sempre vanno nella stessa direzione. Mi ha sempre colpito l’orgoglio italiano degli artigiani, spesso la gioia, di svolgere il proprio mestiere con precisione, di pensare un’opera, un oggetto il giorno prima e realizzarlo il giorno dopo. Orgoglio e gioia che dovrebbero mostrare le istituzioni regionali se la l.r. n. 29/2015, legge quadro sull’artigianato, dimenticata e chiusa in un cassetto, uscisse da questo pazzesco Labirinto/confusione. Un Labirinto dove predominano, ancora oggi, mosse false e vicoli ciechi. Uscire dall’oblio, dall’agonia, dalle acque stagnanti e limacciose e da quella Fontana malata (metafora di una celebre poesia di Aldo Palazzeschi) che ha caratterizzato la politica regionale degli ultimi anni con una vera uscita fatta di orgoglio e di sussulto che possa far rinascere il valore del saper fare, l’identità e il rispetto per gli artigiani lucani. Riconoscimenti dovuti ad ogni singolo maestro artigiano. Consentitemi di chiosare con una considerazione finale che vale per me, ma anche per i colleghi Gino Magno e Michele Claps, vale per i tanti funzionari regionali che hanno dato lustro e prestigio alla nostra amata Regione Basilicata.
Elogio dell’artigianato lucano di Mauro Armando Tita