La storia di Matera è ricca di pagine affascinanti che si legano a periodi straordinari che hanno caratterizzato la civiltà del Mezzogiorno d’Italia sin dalle sue origini, pur mantenendo una storia a se che la rende unica al mondo. In questo contesto, l’espressione della religiosità degli abitanti di Matera si è espressa attraverso la costruzione di importanti chiese sia all’interno del circuito dei sassi e sia all’esterno di essi. Rientra in questo ambito la costruzione della chiesa di San Giovanni Battista, uno dei più straordinari esempi dello stile romanico pugliese che ancora oggi la storia dell’arte e dell’architettura italiana offre agli occhi dell’osservatore, permettendogli di immergersi all’interno dell’atmosfera in cui questa chiesa venne costruita.
Per capire la storia di questo importante edificio religioso occorre fare un salto nel tempo fino a prima del 1193, quando grazie all’interessamento del vescovo Andrea, giunsero a Matera dalla Palestina nove monache penitenti di Accon alle quali la chiesa di San Giovanni Battista venne destinata.
La struttura venne completata nel 1233, ma a seguito della guerra d’Otranto avvenuta nel 1480, venne abbandonata in quanto essendo un edificio extra moenia, risultava non essere un luogo sicuro per le monache e quindi venne chiusa al culto per essere riaperta solo nel 1695 ad opera del vescovo del Ryos, subendo sia modifiche strutturali a causa dell’abbandono e sia il cambio del nome da Santa Maria la Nova, già Santa Maria dei Foggiali (dal nome latino “Fovea” cioè buca, di cui era ricca la zona, per conservare le derrate alimentari come cereali e legumi).
Nonostante la sovrapposizione, per motivi di consolidamento, di una parete ad arcate addossata alla facciata, possiamo cogliere l’estrema eleganza della struttura in alcuni particolari: il portale al centro, opera dei maestri scalpellini Michele Del Giudice e Marco Di Lauria, finemente intagliato con volute vegetali e motivi di testine scolpite, che richiama quello della cattedrale (porta dei leoni), e, in alto, al centro del timpano, il piccolo rosone circondato da colonnine pensili e pilastrini, decorato da singolari sculture zoomorfe.
La facciata, come si evince dalla data riportata 1503, è in pieno stile rinascimentale in contrasto con l’esterno dell’abside che invece è la parte in cui vi sono state meno modifiche strutturali; nel vertice del timpano un angelo scolpito veglia sulla chiesa, mentre, più in basso, al centro, il grande arco a tutto sesto è affiancato da mensole sormontate da elefanti. Ancora più in basso, una finestra a edicola monofora illumina l’interno attraverso la vetrata colorata ed è affiancata da colonnine con caratteristiche figure zoomorfe; la lavorazione intorno all’apertura richiama quella del portale romanico.
Sotto il rosone, vi è una statua in pietra policroma di San Giovanni Battista che reca in mano il Vangelo sul quale è poggiato un agnello che egli indica con il dito indice della mano destra, secondo lo schema iconografico tipico del santo. Questo aspetto lo si riscontra anche nella statua policroma probabilmente postuma che si trova all’interno della chiesa sulla sinistra dell’edificio appena si entra. Al cospetto di questo straordinario San Giovanni Battista, l’osservatore ha l’impressione di ascoltare realmente le parole del santo “io vi battezzo con acqua, ma colui che verrà dopo di me vi battezzerà in Spirito Santo”, la cui composizione riprende lo schema iconografico della statua cinquecentesca in pietra policroma posta sulla facciata rinascimentale della chiesa. Difatti, il santo ha la bocca leggermente aperta ed è facilmente osservabile anche la dentatura, particolare che dona alla scultura uno straordinario naturalismo e pathos che ricorda la scultura lignea sei-settecentesca di Giacomo Colombo.
Nella cappella a sinistra subito di fronte l’entrata della chiesa, la scultura continua a parlare un linguaggio Cinquecentesco. Al di spora dell’affresco raffigurante la “Madonna delle Nove”, vi è infatti un gruppo scultoreo in pietra policroma raffigurante l’Annunciazione, la cui paternità si collega alla scuola scultorea legata ad un nome che a Matera ha dettato legge nella storiografia artistica del Cinquecento e che corrisponde ad Altobello Persio. Lo schema proposto, presenta l’annunciazione secondo l’iconografia tradizionale, che vede la presenza in scena dei tre protagonisti dell’episodio: l’angelo Gabriele, l’Eterno al centro e la Vergine in preghiera in posizione frontale all’angelo che risponde alla “chiamata divina” aprendo il braccio sinistro verso l’osservatore ed indicando se stessa con il braccio destro. Come nel caso del San Giovanni Battista, anche qui si ha l’impressione di ascoltare la voce: la Vergine ha infatti la bocca aperta e sta dicendo quanto riportato dall’evangelista Luca: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.
Ancora una volta, l’arte lucana e del Mezzogiorno d’Italia continua dunque a parlarci in tutti i sensi. Ci racconta storie sconosciute legate a luoghi straordinari come Matera, città che ormai è meta annuale del turismo di massa ma che ancora conserva un’anima sconosciuta, misteriosa e affascinante che ci riporta indietro nel tempo raccontandoci di personaggi come il vescovo Andrea, le monache di Accon e il Vescovo del Ryos che hanno fatto grande la storia di questo straordinario luogo.
La chiesa di San Giovanni Battista a Matera: testimonianze scultoree di Marco Tedesco