Un Presidente “tra la gente”: il sobrio arrivo di Mattarella alla cerimonia inaugurale

digiema
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In una serata che resterà nella memoria collettiva italiana, l’inaugurazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 ha regalato un’immagine di straordinaria intensità
simbolica e insieme di profonda semplicità: l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio
Mattarella, a bordo di un tram storico diretto allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, sede principale della cerimonia d’apertura. In un’epoca in cui gli eventi ufficiali sono spesso accompagnati da gesti pomposi e protocolli rigidamente formali, il Presidente ha scelto di “viaggiare con la città” prima di salire sul palco olimpico, sedendosi come un normale passeggero su un tram d’epoca, simbolo della storia milanese e del trasporto pubblico cittadino. Questo gesto ha assunto la forma di un saluto alla collettività e alla quotidianità, facendo sì che l’istituzione più alta della Repubblica si avvicinasse idealmente ai cittadini, non dall’alto della sua autorevolezza, ma su rotaie condivise, nello stesso mezzo che da sempre collega i milanesi alle loro vite, alle loro storie, al loro cammino quotidiano. Quella scena, proiettata durante la cerimonia, non è stata soltanto un elemento scenografico. È stata una metafora potente: nel cuore di una grande manifestazione internazionale, tra delegazioni e protagonisti dello sport mondiale, la figura del Capo dello Stato ha ricordato con eleganza che la vera forza della nostra comunità risiede nella capacità di riconoscersi nei valori semplici e condivisi — la sobrietà, la partecipazione, il rispetto
delle istituzioni e dell’altro.
È significativo che questo gesto sia avvenuto all’apertura di un evento che celebra lo sport e l’unione tra i popoli. In un mondo spesso attraversato da divisioni e tensioni, vedere il Presidente scegliere un mezzo pubblico, simbolo di quotidianità e inclusione, è stato un segno di coerenza istituzionale e di profonda sensibilità civile.
L’immagine del Presidente che scende dal tram, accolto dagli applausi, resterà come uno dei momenti più autentici di questa Olimpiade: un esempio di stile sobrio, di misura, di vicinanza concreta. Un modo silenzioso ma eloquente di ricordare che le istituzioni si rafforzano quando sanno parlare il linguaggio della semplicità e della dignità.

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