Elezioni anticipate? Più rischi che vantaggi per tutti

digiema
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Subito dopo il risultato elettorale molti commentatori si sono soffermati sul tema delle eventuali elezioni politiche anticipate. La prima osservazione da fare riguarda quanto prevede la Costituzione e la funzione del Presidente della Repubblica: in caso di crisi di governo non è affatto scontato che il Capo dello Stato decida di sciogliere le Camere e indire elezioni anticipate, potendo invece, dopo il consueto giro di consultazioni, valutare l’ipotesi di affidare l’incarico di formare un nuovo governo anche a una figura tecnica. Visto il contesto internazionale, una tale possibilità potrebbe rappresentare lo sbocco naturale di una crisi di governo a circa 18 mesi dalla scadenza della legislatura; ciò imporrebbe alle forze politiche presenti in Parlamento di assumersi la responsabilità di sostenere un esecutivo che opererebbe con margini di manovra ancora più ridotti rispetto a quelli già limitati di un governo politico. Di fronte alla crisi energetica, ai vincoli di bilancio e agli impegni sottoscritti in materia di spesa pubblica, anche per il riarmo, un eventuale governo tecnico si limiterebbe a rispettare tali vincoli, lasciando poco spazio a politiche attente agli umori di una società già in fibrillazione, con il rischio di accrescere ulteriormente lo scollamento tra società e istituzioni e con effetti imprevedibili sul risultato delle future elezioni politiche, che con ogni probabilità si terrebbero dopo l’approvazione della legge di bilancio per il 2027. Altro aspetto da considerare è il rapporto di forza tra centrodestra e centrosinistra: la vittoria del “no” al referendum, anche tenendo conto che una parte degli elettori di centrodestra ha scelto quella posizione, non implica automaticamente che tali elettori si orienteranno verso il centrosinistra; si tratta piuttosto di un elettorato in movimento, per certi versi assimilabile a quello che in passato veniva definito “in libera uscita”. Anche il dato della partecipazione al voto può risultare fuorviante: alle elezioni politiche del 2022 si è recato alle urne il 63,91% degli aventi diritto, pari a circa 30,5 milioni di elettori su oltre 50 milioni, mentre nei referendum la partecipazione è tradizionalmente più bassa (nel 2020, ad esempio, si fermò poco sopra il 53%), il che rende poco significativo un confronto diretto tra le due consultazioni. Di fronte a un quadro di questo tipo, considerando anche che nel 2022 il centrodestra ha vinto in un contesto di divisione tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, andare oggi a elezioni anticipate potrebbe rivelarsi una scelta non conveniente; i sondaggi, del resto, continuano a indicare un vantaggio del centrodestra nell’ordine di 2–3 punti percentuali. Restano tuttavia alcune variabili da tenere in considerazione: il ruolo di Roberto Vannacci e l’ipotesi di una sua candidatura autonoma o in alleanza con il centrodestra; la configurazione del centrosinistra e la possibile inclusione di Carlo Calenda; l’eventuale nascita di una lista guidata da Alessandro Di Battista o da altri fuoriusciti del Movimento 5 Stelle. Queste variabili non sono irrilevanti ai fini del risultato elettorale: basti pensare che il M5S alle politiche aveva raccolto circa 4,4 milioni di voti, ridimensionati nelle successive consultazioni, segno di un dissenso interno non trascurabile; in caso di primarie Giuseppe Conte potrebbe anche prevalere, ma ciò non garantisce automaticamente una vittoria alle elezioni politiche. Anche l’area centrista appare oggi più fragile rispetto al passato: l’alleanza tra Carlo Calenda e Matteo Renzi alle politiche aveva raccolto circa 2,2 milioni di voti, oggi distribuiti secondo i sondaggi. Il quadro appare quindi abbastanza fluido da sconsigliare, almeno allo stato attuale, il ricorso a elezioni anticipate, anche perché, alla luce del dettato costituzionale, queste potrebbero essere anticipate solo di alcuni mesi rispetto alla scadenza naturale della legislatura, sempre che il Presidente della Repubblica lo ritenga opportuno. La partita in vista delle prossime elezioni politiche si giocherà su tre elementi fondamentali: leadership, legge elettorale e questione economica. Se nel centrodestra la leadership appare consolidata nella figura di Giorgia Meloni, nel cosiddetto campo largo emerge una maggiore incertezza, e appare difficile immaginare una leadership forte e condivisa tra Elly Schlein, Giuseppe Conte e Ilaria Salis, in un contesto caratterizzato da interessi spesso divergenti. In conclusione, almeno per il momento, a nessuno dei principali attori politici sembra convenire davvero andare a elezioni anticipate; nei prossimi mesi il dato prevalente potrebbe essere una forte instabilità e, in uno scenario di questo tipo, il campo largo potrebbe trarre vantaggio più per le difficoltà del centrodestra che per meriti propri, anche in relazione alle condizioni economiche e agli effetti della politica internazionale di Donald Trump.

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