Ho risposto all’Amaca di Michele Serra provando a chiarire una cosa che considero essenziale: per me riformismo significa migliorare concretamente le condizioni morali e materiali delle persone, a partire da chi lavora, produce e tiene in piedi ogni giorno il Paese.
Significa stare dalla parte di chi oggi si trova schiacciato da burocrazia, tasse, precarietà e trasformazioni tecnologiche che, se non governate, rischiano di allargare le disuguaglianze invece di ridurle.
Non c’è stato sociale possibile senza lavoro. Non c’è giustizia sociale senza crescita, senza capacità produttiva, senza strumenti adeguati per governare la globalizzazione e non subirla.
Per questo credo in un riformismo europeo, sociale e pragmatico: capace di proteggere senza chiudersi, di cambiare senza inseguire slogan, di rispondere ai bisogni concreti delle persone senza limitarsi a bonus, sussidi occasionali e misure di corto respiro.
Questo, per me, è il riformismo.