L’evoluzione dell’abitato di Rionero tra XVIII e XIX secolo rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere i processi di trasformazione urbana e sociale che interessano molti centri dell’Italia meridionale. La ricostruzione storica del dott, Franco Pietrafesa, fondata sulle fonti catastali, notarili ed ecclesiastiche consente di cogliere con precisione il passaggio da un tessuto insediativo ancora segnato da forme arcaiche a una configurazione più strutturata, nella quale emergono nuove gerarchie sociali e modelli abitativi. Uno degli elementi più significativi del paesaggio urbano rionerese in età moderna è costituito dalle grotte artificiali scavate nei rilievi tufacei. Queste cavità, spesso organizzate su più livelli e disposte in sequenza, rappresentano una forma abitativa diffusa almeno fino ai primi del Settecento. Esse testimoniano una modalità insediativa legata a condizioni economiche modeste e a un’organizzazione ancora fortemente rurale. Tuttavia, già nella seconda metà del XVIII secolo, il loro ruolo abitativo tende progressivamente a ridursi: le grotte vengono riutilizzate prevalentemente come cantine o spazi di servizio, spesso inglobati in costruzioni sovrastanti di più recente edificazione. È in questo contesto di trasformazione che si afferma una nuova tipologia edilizia: la casa “palazziata” borghese. Si tratta di edifici pluripiano, dotati di una chiara articolazione funzionale degli spazi e caratterizzati dalla presenza di elementi architettonici e decorativi riconducibili ai linguaggi colti del tardo barocco e del neoclassicismo. Queste residenze non costituiscono soltanto un’evoluzione tipologica rispetto alle abitazioni precedenti, ma rappresentano soprattutto l’espressione materiale della nascente borghesia locale. Questa nuova classe sociale, composta da famiglie impegnate nelle attività agro-pastorali, nel commercio e nella gestione fondiaria, accumula ricchezza e prestigio attraverso una pluralità di risorse economiche. L’intreccio tra proprietà immobiliare, attività produttive e partecipazione alla vita pubblica emerge come tratto distintivo di tali gruppi familiari. In questo quadro, la casa assume un ruolo centrale come strumento di rappresentazione sociale, oltre che come spazio funzionale alla gestione delle attività economiche. Dal punto di vista architettonico, la casa palazziata presenta generalmente due o tre livelli. Il piano terra è destinato ad attività produttive e commerciali (fondaci, botteghe, depositi) mentre i piani superiori sono riservati alla residenza. Questa compresenza di funzioni riflette la natura stessa della borghesia rionerese, che integra dimensione economica e vita domestica in un unico organismo edilizio. Un elemento ricorrente è il portale monumentale in pietra locale, che segna l’ingresso principale e svolge una funzione fortemente rappresentativa. Attraverso il portale si accede spesso a un cortile interno, spazio di mediazione tra la sfera pubblica e quella privata. Sul retro, la presenza di giardini contribuisce a qualificare ulteriormente queste residenze, sottolineandone il carattere signorile. Le facciate sono generalmente organizzate secondo criteri di regolarità e simmetria, con una scansione ordinata delle aperture. Balconi con ringhiere in ferro o ghisa, cornici modanate e timpani, triangolari o curvilinei, definiscono un linguaggio architettonico che mira a conferire prestigio e decoro all’edificio. Alcuni edifici risultano particolarmente emblematici di questa tipologia. La residenza della famiglia Pessolano (ora Ciasca), ad esempio, si distingue per l’impianto di matrice neoclassica e per la chiara articolazione dei prospetti. Il trattamento differenziato dei livelli, con bugnato nei piani inferiori e superfici lisce in quello superiore, evidenzia una consapevole ricerca formale. Le aperture al piano terra, destinate a funzioni commerciali, si inseriscono in una composizione equilibrata che prosegue nei livelli superiori attraverso balconi e decorazioni. Analogamente, il palazzo della famiglia Fortunato documenta un processo di crescita e trasformazione edilizia, legato al consolidarsi della fortuna economica familiare. Da un iniziale complesso articolato di edifici con funzioni produttive, si giunge progressivamente a una residenza più unitaria e rappresentativa, dotata di elementi distintivi come la torretta angolare e l’ampio giardino. Il palazzo De Martinis (poi Catena) offre invece un esempio di maggiore sobrietà formale, in cui la ricerca dell’equilibrio e della simmetria prevale sugli aspetti decorativi. L’uso misurato degli elementi architettonici e la coerenza compositiva conferiscono all’edificio un carattere di raffinata eleganza. Un ulteriore elemento distintivo delle case palazziate è la presenza di cappelle o chiese private annesse alle residenze. Queste strutture, spesso legate al giuspatronato familiare, rappresentano un segno tangibile del prestigio sociale e del ruolo della religiosità nella vita delle élite locali. Alla fine del Settecento, l’abitato di Rionero si presenta concentrato in un’area relativamente circoscritta, articolata in quattro rioni principali: la Piazza, il Piano dei Morti, Piano delle Cantine (Chiancantine) e la Costa. La Piazza costituisce il fulcro economico e religioso del centro, con la presenza di botteghe, fondaci ed edifici di culto. È proprio in quest’area che si collocano le residenze più prestigiose, a testimonianza della stretta relazione tra centralità urbana e status sociale. La distribuzione degli edifici riflette chiaramente la struttura gerarchica della comunità. Le famiglie più abbienti occupano le posizioni centrali e più visibili, utilizzando l’architettura come strumento di affermazione sociale. Le aree periferiche, invece, conservano caratteristiche più modeste e mantengono un legame più stretto con le forme insediative tradizionali, comprese le abitazioni in grotta. Nel complesso, le case palazziate rappresentano una chiave di lettura fondamentale per comprendere la trasformazione di Rionero tra XVIII e XIX secolo. Esse non sono soltanto edifici residenziali, ma veri e propri organismi simbolici attraverso i quali la borghesia locale esprime la propria identità, il proprio potere economico e le proprie aspirazioni culturali. L’analisi di queste residenze consente dunque di cogliere in modo concreto il passaggio da una società prevalentemente rurale a una realtà più articolata, caratterizzata dall’emergere di nuove dinamiche economiche e sociali. La casa palazziata diventa il luogo in cui tali trasformazioni si condensano, restituendo un’immagine tangibile del mutamento in atto. In questa prospettiva, lo studio dell’architettura residenziale borghese si configura non solo come indagine tipologica, ma come strumento privilegiato per l’interpretazione dei processi storici che hanno plasmato l’identità urbana e sociale di Rionero in età moderna.
Le case “palazziate” borghesi e la trasformazione urbana di Rionero in Vulture tra Settecento e Ottocento