Il Ministro della Salute Schillaci ha presentato il testo della Ddl delega sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Un riordino che punta a riscrivere l’architettura del SSN riproponendo alcuni principi della “prima” Riforma Sanitaria, voluta da Tina Anselmi. Il primo dei principi è il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio in attuazione dell’art.32 della Costituzione, quello che sancisce la salute
come diritto fondamentale dell’individuo, come interesse della collettività e come segno di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure. Almeno sui principi ci siamo, vogliamo sperare che questo riordino sia foriero di vera inversione di tendenza.
Nel frattempo in questi giorni nel Consiglio Regionale si è acceso un dibattito sulle passività annuali della sanità lucana che ammontano ad oltre settanta milioni di euro, debiti patogeni, mai rimossi, per prestazioni sanitarie fuori regione. Criticità e passività dovute a una mancata programmazione sociosanitaria protrattasi per oltre un decennio. C’erano una volta in Basilicata i Piani Socio-sanitari, c’erano sensibilità, normative e strutture che anticipavano addirittura il SSN, nato nel dicembre 1978 con la legge n. 833. Il legislatore regionale creava la rete dei Consultori familiari con la legge n. 7/77 inserendo figure innovative come i Sociologi ULSSS (unità locale dei servizi sociali e sanitari) che coordinavano i Comitati di Partecipazione delle organizzazioni femminili, che interpretavano le evoluzioni tra società e salute e che supportavano le direzioni generali con progetti specifici finalizzati a valutare l’efficacia dei servizi. Con il depotenziamento della pianificazione sanitaria lucana è cessato il sottosistema dei servizi e delle prestazioni a domanda individuale. Da quel momento la sanità lucana ha cessato di essere un sistema pubblico universale. Lo stesso dicasi per la sanità italiana pur in presenza di qualche “oasi” nel profondo Nord. Lo spaccato di questa situazione è stato magistralmente descritto nel libro “Codice Rosso” di Milena Gabanelli e Simona Ravizza. Se, soprattutto nelle regioni del centro nord, l’assistenza ospedaliera per acuti in urgenza ed emergenza, ancora sembra tenere, la stessa invece, dal dopo Covid e per alcuni settori, fatica a soddisfare la domanda con tempestività. La specialistica ambulatoriale in Basilicata e in Italia come egregiamente sostiene il dr. Piergiorgio Serventi con il suo intrigante libro: “Sanità Vendesi” (edizioni Silva, 2025) è invece ormai terreno privilegiato delle strutture private, accreditate e non, in convenzione o a pagamento, sorte come funghi negli ultimi 20 anni. A monte e all’origine di questa situazione si è da anni cronicizzata la carenza di personale medico e infermieristico, soprattutto in alcuni settori, quali i pronto soccorsi, ma non solo. Fenomeno a sua volta causato dai bassi salari e da carenze storiche della politica italiana nel sostenere università e ricerca e, più a valle, da errori di programmazione e di gestione degli accessi, commessi dai governi e dal sistema universitario.
L’obbligata autodifesa individuale da parte dei ceti più abbienti alimenta le assicurazioni e i fondi integrativi che, a loro volta, organizzano domanda alle strutture sanitarie private.
Si tratta della stessa domanda che la sanità pubblica non riesce a soddisfare. I servizi di medicina preventiva e del lavoro e tutti i servizi di sanità pubblica a domanda collettiva, rispetto agli anni ‘80 e ‘90 hanno organici ridotti all’osso. La rete dei medici di base è ormai piena di buchi, soprattutto nelle aree periferiche, per carenza di vocazioni, ma anche per l’inadeguatezza del loro rapporto con il S.S.N., difeso ormai solo dai vertici delle rappresentanze sindacali dei M.M.G, forse unicamente per interessi corporativi. Gli investimenti nelle nuove strutture territoriali (Case e Ospedali di Comunità), finanziate e programmate dal PNRR, se e quando saranno realizzati, rischiano di rimanere inutili edifici vuoti.
L’ISTAT ci dice che vi sono sei milioni di poveri assoluti, che presumibilmente hanno smesso di curarsi per mancanza di reddito sufficiente ad accedere a polizze private o a prestazioni a pagamento. E’ una cifra addirittura superiore ai cinque milioni di italiani che non avevano copertura mutualistica prima del 1978, motivo per il quale, oltre ad altri, era diventata non più rinviabile la riforma universalistica istitutiva del S.S.N. A fronte di tutto ciò, gli allarmi non bastano più, così come risultano inutili i rimpalli di responsabilità nella polemica politica quotidiana.
Occorre indagare e dire perché la situazione sta ancora precipitando. Senza questa chiarezza non si troverà alcun rimedio.
La politica non sembra disponibile ad ammettere che questa situazione sia il risultato dell’aver mantenuto in vita per trent’anni i provvedimenti emergenziali del biennio 1992-1994, dettati dalla crisi della finanza pubblica di allora e di averli ulteriormente confermati nel 1999 con la cosiddetta riforma bis di cui al d.lgs. 229/1999. Non si comprende la sequenza delle scelte fatte negli ultimi tre decenni. Il libro “Sanità Vendesi” di Piergiorgio Serventi ove lo si volesse leggere, fosse solo per contestarne valutazioni e proposte e quindi per avanzarne altre di alternative, potrebbe contribuire a prospettare qualche via d’uscita. Il libro si rivolge quindi alla politica che, mentre cerca di rispondere alle necessità del futuro, non dovrebbe temere di riesaminare il passato. Ma per leggere, studiare e riflettere occorre disponibilità e tempo da sottrarre al presenzialismo nelle mille sedi (social, talk show, iniziative varie ecc.)
ove oggi la politica comunica.
Il fatto che pochi abbiano letto il recente documento CNEL sulla Riforma Sanitaria, presentato nel gennaio 2025 e richiamato più volte dal Serventi, lo dimostra plasticamente. Il documento CNEL pubblicato da 42 docenti ed esperti di fama nazionale che analizza le criticità del SSN e propone principi chiave di universalità, equità, solidarietà e sostenibilità auspica una profonda riforma del sistema che, forse, in parte sono stati recepiti dal surrichiamato testo della Ddl delega del Ministro Schillaci. Tale testo della Ddl delega mira a creare un Ssn più proattivo, territoriale e tecnologicamente avanzato, con al centro il cittadino e la sua salute a lungo termine, superando un modello prevalentemente assistenziale.
L’opinione di Mauro Armando Tita: Il sistema socio-sanitario