Imperdonabile miopia politica di chi non condanna, con fermezza, lo scontro di piazza organizzato contro lo Stato di Leonardo Pinto

digiema
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Le violenze di Torino non sono giustificabili in alcun modo. Come cittadini, dovremmo riflettere sulla nostra responsabilità nel non saper selezionare una classe politica capace, efficiente e fedele ai principi dello Stato di diritto. È proprio in questo vuoto di autorevolezza che trova spazio l’adunata di frange violente, accorse da tutta Italia e dall’estero per scontrarsi con Polizia e Carabinieri, usando il centro sociale Askatasuna come mero pretesto.
Dobbiamo provare vergogna -tutti- per la brutale aggressione subita dall’agente di polizia; limitarsi a esprimere solidarietà e vicinanza non è più sufficiente.
Non vi è stato nulla di pacifico: si è trattato di un atto di guerriglia urbana premeditato, facilitato dalla condotta dei manifestanti cosiddetti “pacifici”. Se la loro intenzione fosse stata realmente non violenta, nel momento in cui sono iniziati gli scontri, avrebbero dovuto dissociarsi nettamente e collaborare con le forze dell’ordine per isolare i facinorosi e individuare i responsabili della vile aggressione al poliziotto.
Lo sgombero della palazzina di proprietà comunale è la diretta conseguenza di una decisione dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Lo Russo (PD), dovuta al mancato rispetto delle prescrizioni concordate e alla conseguente cessazione del patto di collaborazione. È inaccettabile pretendere, attraverso la pressione della piazza, la legittimazione di un’occupazione abusiva e priva di titolo. Tale pretesa non può essere giustificata nemmeno per “analogia”, citando altri edifici pubblici non ancora sgomberati: l’illegalità non si sana con altra illegalità. Infine, sotto il profilo strategico, queste esplosioni di violenza rappresentano un enorme regalo politico al governo di centrodestra, offrendo argomenti d’oro per sostenere la necessità di riforme restrittive e influenzare l’opinione pubblica in vista del futuro appuntamento referendario sulla magistratura. Come Pasolini, per le stesse ragioni, bisogna sempre essere dalla parte dei poliziotti. Ovviamente deve essere sempre possibile manifestare; ci mancherebbe altro. Lo Stato deve garantire la possibilità di farlo pacificamente e in ogni luogo del territorio nazionale, senza che si debbano subire o agire violenze. Ritengo — forse sbagliando, ma non credo — che non sia difficile individuare i responsabili anche dell’ultima guerriglia urbana di Torino; ciò è provato dal fatto che é nota la provenienza, da tutta Italia e dall’estero, degli organizzatori e dei protagonisti degli scontri con le forze dell’ordine. Inspiegabilmente, sembra ormai caduta in disuso la norma, tuttora vigente, che vieta di manifestare con il viso coperto o travisato. L’ordine pubblico va garantito innanzitutto a livello di prevenzione. Nei confronti di chi, per “mestiere” e a prescindere dall’appartenenza politica, scende in piazza per praticare violenza, bisogna essere inflessibili. Solo così si evita la deriva verso uno Stato autoritario e repressivo, tenendo sempre presente che «la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri» (Martin Luther King).

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