A farlo istituire l’etruscologo Massimo Pallottino
Il Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino” di Melfi quest’anno compie 50 anni. Per l’istituzione, allocata nel castello delle Costituzioni di Federico II, è un traguardo di particolare importanza, mezzo secolo per un museo dall’alto valore culturale per la conservazione e promozione del ricco patrimonio archeologico dell’area.
La realizzazione si deve all’etruscologo Pallottino, oriundo di Rionero in Vulture. Il museo, un’antica aspirazione di Melfi, a seguito del rinvenimento di preziosi reperti del IV e V secolo a corredo delle tante necropoli rinvenute. Alla fine degli anni cinquanta la richiesta sembrava non poter trovare accoglimento per la programmazione di istituzione museale regionale. Per un caso fortuito Pallottino a Melfi per un convegno, al quale fu presentata l’aspirazione di Melfi. L’illustre studioso si impegnò alla realizzazione della struttura museale e nel novembre 1971 mi comunicava, nella veste di direttore, il voto favorevole del Consiglio Superiore dell’Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel contempo assicurava che le “intenzioni del Consiglio fermissime e irrevocabili per la conservazione del preziosissimo ed unico materiale di Melfi, da esporsi integralmente a Melfi”.
Massimo Pallottino richiedeva, nel contempo parco archeologico, per quel che rimaneva di ricca necropoli, in gran parte depredata, che si estendeva per l’intera collina di Valleverde. Purtroppo ignorata, nonostante il rinvenimento di reperti di largo interesse sin dal 1910. All’assicurazione da parte della Soprintendenza non seguì la realizzazione.
Alla scomparsa di Pallottino, nel 1995, da Melfi la richiesta di non facile realizzazione di intitolazione del museo a suo nome, che avvenne grazie agli interventi del Ministro ai Beni Culturali, Antonio Paolucci e del Prefetto di Potenza, Luciano Mauriello. Ad oggi è mancata cerimonia e targa di intitolazione del museo, che si spera avvengano in occasione dei 50 anni dell’istituzione.