Referendum: non un giudizio politico sul governo ma un atto di civiltà

digiema
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La campagna elettorale referendaria sta giungendo al termine, caratterizzata non solo da slogan e semplificazioni per presentare una realtà ben più complessa, ma anche da una conflittualità tra le parti (rappresentanti del Si e del No) che mai si era vista nel nostro paese. Purtroppo, entrambi gli schieramenti hanno visto più volte autorevoli esponenti fare affermazioni del tutto fuori contesto e fuorvianti. In questo caos contraddistinto da tante affermazioni di famosi comici (Ficarra e Picone), registi (PIF), che nulla hanno a che vedere con il diritto costituzionale, ma sono stati utilizzati dal Comitato per il No in virtù della loro popolarità, i cittadini – alla fine – finiranno per votare non condividendo o meno il merito della scelta su cui sono chiamati a decidere, ma per appartenenza politica. Se anche la giustizia entra nel contendere politico, è la dimostrazione che la nostra è una società malata. La nostra è ormai, purtroppo, una Repubblica giudiziaria (che fa a pugni con lo Stato di diritto): ha la forma di un triangolo, ai cui vertici ci sono: il P.M., il quotidiano di riferimento che benedice l’inchiesta e funge da cassa mediatica, un partito o qualche politico che ne approfitta in maniera strumentale. Ci siamo abituati alla metamorfosi del P.M., che ricerca la propria fonte di legittimazione non già nella legge, ma nella capacità di rispondere alle aspettative della società giudiziaria. Le censure mosse dal fronte del No al Referendum sono sempre le stesse:
1) Si vuole indebolire la Magistratura: assolutamente non vero, perché un giudice terzo sarebbe più autonomo ed indipendente.
2) Si vogliono sottomettere i Pubblici Ministeri all’esecutivo; al contrario, con la riforma, i PP.MM., meglio preparati, saranno ancora di più in grado di esercitare il loro ruolo.
3) E’ un attentato all’autonomia ed all’indipendenza della Magistratura: basta leggere la nuova formulazione dell’art. 104 della Costituzione per rendersi conto di quanto sia fuorviante tale affermazione.
4) Dopo il Referendum si toglierà al P.M., con legge ordinaria, il controllo della polizia giudiziaria: basta leggere l’art. 109 della Costituzione per capire che anche questa è una falsa affermazione.
5) Il sorteggio è un modo per controllare i giudici: a prescindere dal fatto che un giudice che ti può condannare all’ergastolo, ben può valutare se un suo collega ha i requisiti per essere trasferito ad altra sede, promosso o no, il sorteggio è utilizzato nel nostro ordinamento per scegliere i giudici delle Corti d’Assise, per quelli del Tribunale dei Ministri, per quelli dell’eventuale giuria per la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Ma è utilizzato anche dai Magistrati per decidere quali di loro devono insegnare nelle loro scuole di formazione: e ciò già dal 2017.
Che si tratti di una riforma giusta e, negli anni passati, voluta da tutti quelli che oggi si oppongono ad essa, è dimostrato non solo dalle dichiarazioni dei vari sostenitori del NO (tutti favorevoli al sorteggio per eliminare il potere delle correnti), ma anche dalle proposte di legge giacenti in parlamento (una per tutte, il D.D.L.S. 2436 presentato a marzo 2022 da autorevoli esponenti del PD che prevedeva l’istituzione di un’Alta Corte di giustizia disciplinare) o il programma dello stesso PD, sempre del 2022, che prevedeva come obiettivo irrinunciabile la separazione delle carriere. Allora, perché tutta questa contrarietà ad una riforma a cui praticamente tutti, anche se non in tempi recenti, tendevano? Lasciando stare gli aspetti di metodo (che vengono tirati in ballo quando diventa difficile contrastare il merito) la verità è che, da quando esiste la Costituzione, non vi è stata legge, in Italia, che non sia stata approvata con il consenso della Magistratura associata, ovvero dell’A.N.M., un organismo privato che condiziona, da sempre, un organo di rilievo costituzionale quale il C.S.M. La riforma, con la previsione dei due C.S.M. (uno per i magistrati requirenti e l’altro per i giudicanti) ma, soprattutto, con l’Alta Corte Disciplinare, forse – per la prima volta, dopo un Referendum che pure si era espresso a favore – apre alla possibilità che anche i Magistrati che sbagliano paghino per i loro errori. Ed il nostro è un paese in cui gli errori giudiziari (tanti, troppi) non sono solo un costo notevole per le casse dello Stato e, quindi, per noi cittadini (oltre 1 miliardo di Euro da quando è stata approvata la legge sull’ingiusta detenzione), ma soprattutto un modo per condizionare vite, carriere, affetti, amicizie. Tutti ricordano Enzo Tortora, ma – almeno in questo caso – fatemi ricordare Giuseppe Gulotta (condannato a 22 anni di carcere con una confessione estorta con la tortura), Beniamno Zuncheddu (33 anni in carcere), Angelo Massaro (21 anni in carcere) fino ad arrivare a Gesualdo Costantino, Sindaco di Melito Porto Salvo, in carcere per 1215 giorni. Ovviamente, tutte persone assolte dopo un lungo e tormentato iter giudiziario. Non giriamo la testa dall’altro lato e non cediamo al ricatto emotivo di chi vuole che le cose rimangano così come sono.
Votiamo SI al Referendum.

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