Referendum: Le ragioni del Sì di Gianni Pittella, già Vice Presidente del Parlamento Europeo
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati tocca un nodo essenziale per il funzionamento della giustizia italiana: l’equilibrio tra accusa e difesa nel processo penale. Votare Sì significa rafforzare il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 della Costituzione, secondo cui accusa e difesa devono confrontarsi in condizioni di piena parità davanti a un giudice terzo e imparziale.
Oggi, in Italia, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e condividono lo stesso percorso professionale. Questo modello è nato in un contesto storico diverso, ma nel tempo ha mostrato limiti evidenti. Il pubblico ministero è parte del processo: sostiene l’accusa. Il giudice, invece, deve essere terzo. Separare le carriere significa rendere più chiara questa distinzione, rafforzando la fiducia dei cittadini nella giustizia.
Il Sì non è un attacco alla magistratura, né una messa in discussione della sua indipendenza. Al contrario, è un modo per rendere più equilibrato il sistema e più trasparente il ruolo dei diversi attori del processo. In molti ordinamenti democratici europei la separazione tra chi accusa e chi giudica è una regola consolidata.
La separazione delle carriere e’ acquisita in quasi tutte le democrazie europee !
C’è poi una ragione di civiltà giuridica e di fiducia democratica. La giustizia non deve solo essere giusta: deve anche apparire tale agli occhi dei cittadini. Quando accusa e giudice appartengono allo stesso corpo professionale, il rischio è che si crei la percezione di una vicinanza eccessiva tra chi sostiene l’accusa e chi deve decidere.
Per queste ragioni il Sì rappresenta una scelta di riforma e di modernizzazione dello Stato di diritto. Non è una battaglia contro qualcuno, ma una riforma nell’interesse dei cittadini, della trasparenza e della qualità della giustizia.
Il referendum, inoltre, non dovrebbe essere piegato alla contesa politica tra governo e opposizione. I cittadini devono poter valutare il merito della riforma senza trasformare il voto in un giudizio su questo o quel leader politico. La giustizia è una questione troppo seria per essere ridotta a un referendum pro o contro qualcuno.
Non si vota per la Meloni o per Nordio , non c’entra nulla la guerra in Iran, non facciamo lo stesso errore che fecero i cittadini francesi e olandesi quando bocciarono la Costituzione Europea perché il merito scomparve e campeggeranno gli spauracchi falsi come quello della invasione degli idraulici polacchi .
Il mio appello è’ di andare a votare e di farlo sul merito .
E il merito è’ semplice : la separazione delle carriere garantisce che il pubblico ministero ( l’accusa ) sia sullo stesso piano della difesa del cittadino e il giudice sia terzo tra le due parti .
Votare Sì significa, in definitiva, scegliere una giustizia più equilibrata, più trasparente e più vicina ai principi di uno Stato liberale e democratico.
Gianni Pittella
Già vice presidente del PE