Mostra collettiva “Imprint” a Napoli: tra gli artisti partecipanti anche lo storico dell’arte Marco Tedesco

digiema
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Si svolgerà dal 23 aprile al 6 maggio 2026 a Napoli, presso la chiesa di Santa Maria di Portosalvo, la mostra collettiva dal titolo “Imprint”, curata da Melania Fusaro e Federica Guida e presentata dallo storico dell’arte Gianpasquale Greco.
Nel comunicato si legge che prima del linguaggio esisteva il gesto, grazie al quale l’essere umano ha sempre comunicato la sua presenza, affermando se stesso all’interno del mondo.
“Imprint – spiegano dall’organizzazione – nasce da questa origine remota, in cui l’Arte appare come una delle prime forme attraverso cui l’umano tenta di sottrarsi alla propria dissoluzione. La traccia non è solo testimonianza di un passaggio ma un atto di permanenza: un modo di oltrepassare il limite del corpo, trasferendo la presenza in qualcosa che possa durare nel tempo”
“Imprint – conclude il comunicato – riconduce a questa necessità primaria: lasciare una traccia, affermare una presenza, opporsi alla scomparsa, come se in ogni segno si rinnovasse ancora il tentativo di una forma possibile di immortalità”.
Tra gli artisti partecipanti alla mostra spicca il nome di Marco Tedesco, storico e critico d’arte di Spigno Saturnia da sempre attento alla storiografia artistica del mezzogiorno d’Italia, con particolare attenzione all’arte lucana. In veste di artista, Tedesco si presenta all’interno della collettiva “Imprinting” con l’opera pittorica “Il canto della sirena Partenope”, un dipinto che affronta il tema dell’identità e della memoria attraverso il mito fondativo della città. Secondo la tradizione, Partenope sarebbe infatti la figura da cui Napoli trae origine, nata simbolicamente dal corpo della sirena e destinata a vivere per sempre nei luoghi e nell’anima della città.
Per Tedesco si tratta di un appuntamento particolarmente significativo, carico di emozione e valore personale. Napoli, infatti, rappresenta per lui un legame profondo e intimo: la città di origine della madre, un luogo che l’artista sente ancora vivo e presente nella propria esperienza umana e creativa.
L’opera di Tedesco si inserisce così in un dialogo tra arte e mito, intrecciando dimensione personale e narrazione collettiva. Un racconto visivo che richiama il legame tra memoria, appartenenza e radici, elementi centrali nella poetica dell’artista. La mostra “Imprint”, curata da Melania Fusaro e Federica Guida, con la presentazione critica dello storico dell’arte Gianpasquale Greco si preannuncia come un percorso espositivo capace di valorizzare linguaggi contemporanei all’interno di uno spazio di grande fascino storico e culturale, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva tra arte e identità.

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