Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, lancia un allarme alla società italiana: “Salviamo il nostro Servizio Sanitario Nazionale”. L’attuale situazione del sistema sanitario è critica e insostenibile: le liste d’attesa si allungano, i pronto soccorso risultano sovraffollati e la difficoltà nel reperire un medico di famiglia è diventata una realtà preoccupante. È necessario invertire questa tendenza di disaffezione verso la sanità pubblica e il progressivo abbandono di una risorsa fondamentale.
Un riferimento significativo in questo contesto è la figura di Tina Anselmi, storica ministra della Sanità, la cui eredità e il cui contributo sembrano ormai dimenticati. Cartabellotta, ex sociologo delle Unità Locali dei Servizi Sociali e Sanitari (ULSSS), fa un appello ai responsabili della Salute chiedendo di riscoprire i vecchi piani e la programmazione socio-sanitaria degli anni Ottanta, periodo in cui l’interlocuzione con le regioni più performanti permisero di elevare il ruolo della partecipazione dei cittadini nei servizi pubblici.
Questa partecipazione è fondamentale per garantire un efficace legame tra le esigenze dei cittadini e le istituzioni politiche, secondo i principi della Legge 833/78, introdotta da Tina Anselmi nel dicembre 1978. Anselmi è riconosciuta come una delle più grandi ministre della Sanità che l’Italia abbia mai avuto. Sotto la sua guida, nacque il Servizio Sanitario Nazionale, un sistema che ha garantito cure e assistenza sanitaria a tutti i cittadini.
Tuttavia, la figura di Anselmi è stata oscurata negli anni, soprattutto durante la crisi sanitaria legata al Covid, quando ministri e politici sembravano aver dimenticato il suo importante contributo. Il suo obiettivo di garantire un diritto alla salute, come sancito nell’articolo 32 della Costituzione italiana, è diventato un richiamo all’azione urgente. Questa norma, che afferma il diritto alla salute come fondamentale per l’individuo e la collettività, ha ricevuto un riconoscimento tardivo rispetto alla sua introduzione.
L’Italia è stata pioniera in Europa nel riconoscere questo diritto, ma ha faticato ad applicarlo concretamente nei decenni successivi. Oggi, più che mai, è essenziale richiamare l’attenzione su questi principi e lavorare per il potenziamento e il miglioramento del servizio sanitario pubblico, evitando che iniziative come le Case di Comunità si trasformino in un flop.
Unità e impegno da parte di tutti gli attori coinvolti – istituzioni, professionisti del settore e cittadini – sono fondamentali per risolvere le criticità attuali e per garantire un futuro migliore al nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Case di Comunità: Evitiamo il Flop