Da Sociologo di strada ai “Tre compari Musicanti” edizioni Grenelle 2023 del Prof. Paolo Apolito, docente di Antropologia Culturale dell’Università Roma Tre – Tor Vergata

digiema
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Mi corre l’obbligo di fare un dovuto chiarimento. Riconosco la primazia di “Sociologo di strada” al prof. Luigi Za, ricercatore gentile aperto alle genti e alle comunità lucane, ma, essere definito “sociologo di strada” dal prof. Franco Basaglia, nel lontano 1 febbraio 1978, giorno della mia seduta di laurea è motivo di fierezza, orgoglio e grande soddisfazione per me, umile ragazzo delle aree interne del Mezzogiorno.
Quel giorno in Via Irno alla presenza di tanti giornali e di tante Tv, da Rai 2 di Joe Marrazzo a Canale 21,qualche mese prima del varo della celeberrima legge n.180/78, il caro Prof. Basaglia, relatore della tesi di laurea: “La memorabile esperienza goriziana”, sbirciando il mio lavoro di Tesi con un benevolo sorriso che ricorderò per tutta la mia vita, mi definì “sociologo di strada”, sociologo delle “comunità marginali”
Districarsi tra tutti i personaggi descritti nel libro è opera immane.
Il romanzo di Paolo Apolito è un attento rimontaggio della biografia dei contadini di un paesino della Lucania in una fase di profonde trasformazioni a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, i cui nomi e soprannomi, scovati in archivi polverosi vengono ora investiti da uno sguardo antropologico e letterario sino a diventare un coro di voci, musiche, canti e feste. Per dirla alla Paolo Apolito: “Vicende sepolte nella polvere del tempo, storie drammatiche, vite travolte e cancellate dalla Storia.”.
Da buon sociologo delle comunità marginali avrei dovuto porre l’accento sui “senzaterra” e sulle promesse non mantenute dai tanti “Garibaldi” fino ai giorni nostri.
La lotta dei “senzaterra” è una lotta che va avanti da secoli.
Lo scorso 17 aprile si è celebrata la Giornata delle lotte contadine contro lo sfruttamento dei lavoratori e per una migliore politica agricola a tutela delle piccole e medie realtà aziendali.
Perché il 17 aprile ? Perché il 17 aprile 1996 i contadini brasiliani del Movimento “senzaterra” a seguito di una civile protesta in autostrada pagarono un duro prezzo in termini di vite umane.
Pur con la morte nell’animo senza scomodare Jean Paul Sartre, la mia attenzione, il mio interesse sono rivolti alla figura del forestiero.
La curiosità suscitata in me da “Carmela a forestiera” esercita quel qualcosa che io non ho mai seriamente analizzato e approfondito.
Perché le nostre Comunità marginali sono sempre ben predisposte nei confronti del forestiero?
Le Comunità contadine, in particolare, subiscono una fortissima fascinazione del forestiero e della forestiera.
Carmela non fa eccezione, figura imponente, faceva paura, in particolare quando difendeva la Teresa protagonista dei Tre Compari musicanti.
La presenza del forestiero per tanti lustri ha generato azione, ha ispirato fiducia, ha avuto un effetto taumaturgico, poco compreso e poco dibattuto dai nostri addetti ai lavori.
Per Noi ragazzi della Facoltà di Lettere e Filosofia di Via Irno dialogare con il prof. Apolito è stata una gran bella immersione nel nostro stupendo passato universitario.
Dobbiamo ricordare agli smemorati che la Facoltà di Lettere e Filosofia di Via Irno dell’epoca non ha sfornato le Lucia Annunziata o i Vincenzo De Luca e Michele Santoro ma anche una intera generazione periferica appartata dalla Grande Storia non meno toccata dai processi di cambiamento e da quel sommovimento politico, culturale e di costume degli anni settanta. Uomini e donne che hanno provato a concretizzare programmi e progetti per far uscire dall’arretratezza e dalla marginalità il Mezzogiorno dell’Osso, forzando gli schemi dominanti dell’epoca.
Una generazione mancata come ebbe a definirla il caro collega e amico fraterno Giancarlo Vainieri.
Una generazione che ci ha provato…

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