Cooperazione e Industria protagoniste per il Sud

digiema
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C’è un capitolo importante in quella storia che il professor Tucciariello ci invita a recuperare per una nuova sovranità progettuale del Sud, ed è quello relativo ai successi industriali del Mezzogiorno.
I Regni del Sud furono grandi anche perché seppero generare economia reale, poli manifatturieri d’eccellenza, competenze artigianali avanzate e relazioni. Non sono suggestioni ma, anche questi, fatti accertati. Rappresentano le nostre radici identitarie ma, al contempo, sono anche bussola che indica la direzione: la macroregione Mezzogiorno, intesa come cooperazione strategica e visione comune per un nuovo legittimo protagonismo nel Mediterraneo, non può che mettere l’industria al centro.
Tutte le volte che il Sud ha scommesso sull’industria, ha vinto: ce lo insegna la storia, ma ce lo confermano anche le dinamiche recenti. In questi ultimi anni, il Mezzogiorno è protagonista di una stagione di rilancio economico e produttivo che sta trainando tutto il Paese. Un risultato legato soprattutto al PNRR ma determinato anche della Zona Economica Speciale Unica che assume proprio la logica di un Mezzogiorno Unico e integrato. Ha funzionato il modello che unisce semplificazione amministrativa e incentivi fiscali, ma anche il nostro sistema produttivo che, in presenza di stimoli giusti, sta dimostrando dinamismo, propensione all’innovazione e all’internazionalizzazione.
E potrebbe essere solo l’inizio: il Mezzogiorno ha ancora un grande potenziale inespresso che va liberato attraverso una strategia organica ispirata a una chiara visione di futuro. Un’ambizione da sviluppare anche all’interno del piano Mattei, in considerazione del primato delle nostre regioni, Basilicata in testa, nel settore energetico. Forte spinta alla digitalizzazione e intelligenza artificiale, se ben gestiti, possono essere straordinarie leve di superamento dei divari. Infrastrutture, competenze e integrazione dei lavoratori migranti adeguatamente formati dovranno essere le priorità di un modello che, recuperando la vocazione storica unitaria, sappia affrontare, con una strategia comune e coerente, le sfide contemporanee dell’inverno demografico e della competitività

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